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Venerdì 24 aprile 2020 - 19:58

“Ecco le variabili di rischio da tenere d’occhio per la Fase2” (Cartabellotta)

Il medico sulla riapertura prevista per il 4 maggio
“Ecco le variabili di rischio da tenere d’occhio per la Fase2” (Cartabellotta)

Roma, 24 apr. (askanews) – Il calendario scorre e si contano i giorni che mancano al 4 maggio, la data ormai simbolo della ripartenza italiana dopo il lockdown imposto dalla diffusione dei contagi del Sars-Cov-2. Le misure di contenimento scadono il 3 maggio. La riapertura è ritenuta indifferibile pena costi sociali ed economici insostenibili per il Paese. Il piano del governo per le riaperture non è ancora ufficiale, ma lo stesso presidente del consiglio Giuseppe Conte ha scritto su Facebook che la riapertura sarà graduale, con la massima cautela, e un occhio alla curva dei contagi. Però quella curva è ancora lontano dal segnare contagi zero: ad oggi i numeri del bollettino della Protezione civile segnano +3021 rispetto a ieri nella casella “incremento casi totali”. Lontano dai contagi zero. E quanto lontani allora dal traguardo per una riapertura in sicurezza? Ha risposto Nino Cartabellotta, medico, esperto a tutto tondo di medicina, metodologia e sistemi sanitari, seguitissimo sui social, e presidente della fondazione Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sull’evidenza). E Cartabellotta ha evidenziato anche quali sono le variabili di rischio a cui un buon piano di riapertura deve prestare attenzione; con un “approccio chirurgico”.

“Secondo la roadmap lanciata dalla Commissione Europea per la ripartenza è fondamentale ridurre e stabilizzare il numero di ricoveri e/o dei nuovi casi per un periodo di tempo prolungato.

Di conseguenza una programmazione scientifica della ‘fase 2’ non può più inseguire i numeri del giorno; ecco perché la Fondazione GIMBE ogni giovedì pubblica il monitoraggio settimanale dell’epidemia. I dati della settimana 15-22 aprile documentano un trend in ulteriore miglioramento sul versante ospedaliero (-3.838 ricoverati con sintomi; -13,9%) e in particolare sulle terapie intensive (-695; -22,6%), ma non ancora sul numero di contagi (+22.172; +13,4%) e su quello dei decessi (+3.340; +15,9%). Se dunque il parametro per la, seppur graduale, riapertura è il decongestionamento di ospedali e terapie intensive siamo quasi pronti; se invece non vogliamo rischiare una nuova impennata dei casi i numeri impongono la massima prudenza, sia perché alcune Regioni e numerose Province sono ancora in piena fase 1, sia perché gli eventuali effetti negativi della riapertura si vedranno solo dopo 2-3 settimane”.

La scelta del governo di aprire gradualmente basta a scongiurare impennata? “A oggi, dichiarazioni a parte, non è disponibile alcun piano per cui è impossibile effettuare valutazioni d su possibili criticità. Quello che è certo – avverte Cartabellotta – è che la fase 2 deve essere guidata da criteri scientifici oggettivi condivisi tra Governo, Regioni ed enti locali, tenendo in considerazione i rischi legati a cinque variabili: attività produttive, libertà individuali, mezzi di trasporto, rischio di specifici sottogruppi di popolazione in relazione all’età e patologie concomitanti ed evoluzione del contagio nelle diverse aree geografiche. La mancata considerazione anche solo di una di queste variabili ovviamente indebolisce il piano e aumenta i rischi”.

Nino Cartabellotta ogni giorno analizza i numeri dell’epidemia, pubblicando le sue analisi sul sito di monitoraggio della Gimbe (coronavirus.gimbe.org) . In particolare “la Fondazione GIMBE nei giorni scorsi ha pubblicato un modello dinamico per mappare e monitorare l’evoluzione del contagio a livello regionale e provinciale, al fine di fornire uno strumento univoco per informare le decisioni di Governo e Regioni troppo spesso concentrate sulle variazioni giornaliere che alimentano facili ottimismi sui tempi di riapertura e sottostimano i rischi in aree con pochi casi ma ad elevata prevalenza. Questo modello, basato sulla prevalenza (casi totali per 100.000 abitanti), che misura la ‘densità’ dei contagi, e sull’incremento percentuale settimanale dei casi totali, che misura la velocità di diffusione del virus, non ha l’obiettivo di stilare una classifica tra Regioni, ma solo di posizionarle e monitorarle nel tempo rispetto alla media nazionale di due variabili che condizionano l’evoluzione dell’epidemia. Ad oggi, la distribuzione delle Regioni secondo il modello GIMBE dimostra che la suddivisione del Paese in tre macro-aree (Nord, Centro, Sud) non riflette il rischio di evoluzione del contagio (vedi figura). Lo stesso modello, applicato alle singole Regioni, dimostra notevoli variabilità tra le differenti province. Ecco perché la variabile geografica è fondamentale per un approccio ‘chirurgico’ alle riaperture, oltre che alla gestione della mobilità: ma la linea di sicurezza definita a livello nazionale dovrebbe essere rivista dalle Regioni solo in senso restrittivo, evitando qualsiasi fuga in avanti”.

Non distinguere per fasce di età chi rientra al lavoro è giusto o rischioso? “Il report sulla mortalità dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornato al 22 aprile, documenta che su 22.586 decessi l’84% riguarda soggetti di età =70 anni, mentre nella fascia 60-69 sono l’11,1%. Tenendo conto che virtualmente gli ultrasettantenni sono già in quiescenza, nella fascia 60-69 anni che ancora prestano attività lavorativa la presenza di patologie multiple può rappresentare un elemento per identificare eventuali soggetti a rischio sui quali ragionare”. Dal lato opposto “per quanto riguarda le scuole, considerato che ormai l’anno scolastico volge al termine, gli inevitabili assembramenti rendono imprudente una riapertura. Al tempo stesso è indispensabile pianificare la riorganizzazione del prossimo anno scolastico che non può trovarci impreparati”.

Il vero segreto per una riapertura in sicurezza? “La regola – avverte Cartabellotta – è sempre la stessa: anche nella fase di convivenza con il virus, dovranno essere mantenute regole di distanziamento sociale e adottate tutte le precauzioni igienico-sanitarie necessarie a limitare la diffusione del virus, incluso l’obbligo di mascherine. Quindi, al di là dei comportamenti individuali, la vera sfida saranno le modalità con cui le attività commerciali saranno in grado di garantire il distanziamento per il quale il piano dovrà prevedere regole oggettive e inderogabili”. Invece “sicuramente più lontana nel tempo è la possibilità di riaprire luoghi di aggregazione in spazi chiusi (piscine, palestre, discoteche, etc.) e ancor più i grandi eventi in luoghi aperti (stadi, concerti)”.

Gtu/int5

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