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Venerdì 27 marzo 2020 - 17:40

Ecco perché la battaglia contro il coronavirus sarà lunga

Parla l'esperto Nino Cartabellotta
Ecco perché la battaglia contro il coronavirus sarà lunga

Roma, 27 mar. (askanews) – Ogni sera controlliamo i dati dei nuovi contagi, dei guariti, dei decessi. I numeri sono persone che si sono ammalate, sono guarite, sono morte. Noi vediamo solo i numeri, ma anche questi ci possono aiutare a capire cosa sta succedendo, capirlo per comportarsi di conseguenza e aiutare quei numeri. Che sono persone. Nino Cartabellotta medico, esperto a tutto tondo di medicina, metodologia e sistemi sanitari, seguitissimo sui social, e presidente della fondazione Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sull’evidenza) ogni giorno analizza quei numeri. E ci ha spiegato che cosa ci ha visto.

Partendo dalla Lombardia dove ancora si aspetta che le misure di contenimento facciano il loro effetto e la curva dei contagi scenda, “ai primi di marzo avevo dichiarato che la Lombardia era la nostra Wuhan sia come numero di abitanti, sia come esplosione del contagio. Allora qualcuno commentò che stavo facendo ‘terrorismo mediatico’. Adesso contiamo i numeri: al 26 marzo 34.889 casi (43% del totale) e 4.861 decessi (60,3% del totale) che stando alle narrative quotidiane sarebbero ampiamente sottostimati, in particolare nella provincia di Bergamo”.

Cartabellotta spiega cosa bisogna guardare per capire come va: “Sulla curva dei contagi il ‘numero magico’ da monitorare è l’incremento percentuale dei casi rispetto al giorno precedente, quello che appena raggiungerà lo 0% ci confermerà che non ci sono più nuovi casi. Ad oggi il dato nazionale è dell’8,3% e del 7,9% in Lombardia; al nord i trend sono in discesa nell’ultima settimana, ma siamo ancora lontani dall’ambito 0%”. “In ogni caso, in Italia – avverte – non avremo un picco unico, viste le notevoli variabilità regionali, che dipendono sia dallo spostamento del virus dalle regioni del nord a quelle del centro-sud, sia da variazioni nelle policy regionali sull’uso dei tamponi”.

Noi vediamo i numeri del rituale bollettino serale della Protezione civile, ma quanti sono in realtà i casi di coronavirus? “I casi confermati in Italia al 26 marzo sono 80.539 (di cui 34.889 in Lombardia). Sulla base di questo dato la Fondazione GIMBE ha stimato i casi non identificati tenendo conto che: 1) in Italia i tamponi vengono effettuati prevalentemente sui soggetti sintomatici e, esaminando solo la punta dell’iceberg, la gravità di COVID-19 viene ampiamente sovrastimata 2)La distribuzione di gravità della malattia è analoga a quella della coorte cinese: 81% casi lievi, 15% ospedalizzati e 5% in terapia intensiva, secondo i dati pubblicati da JAMA il 20 febbraio 2020”, premette Cartabellotta, e quindi ecco il calcolo: “Sulla base di queste assunzioni si stima che, al 26 marzo, a livello nazionale la parte sommersa dell’iceberg contenga quasi 128.000 casi lievi non identificati per un totale di oltre 208.000 casi. In Lombardia 76 mila non identificati per un totale di oltre 106.000”.

Questi numeri portano anche un buona notizia e un’avvertenza: “Questa riconfigurazione della casistica italiana ci dice due cose. La prima è che la COVID-19 è molto meno grave di quello che appare dal bollettino di guerra serale, visto che si riducono sia la percentuale di pazienti ricoverati e in terapia intensiva, sia il tasso di letalità che scende al 3,9%. La seconda – ribadisce Cartabellotta – è l’assoluta necessità di stare a casa, perché il numero dei soggetti infetti è molto elevato, secondo altri ancora più di quanto stimato dalla Fondazione GIMBE”.

Al Sud invece come va? “Tra gli obiettivi delle drastiche misure messe in campo dal governo – ricorda Cartabellotta – c’è anche quello di evitare il propagarsi del contagio alle Regioni del centro-sud, che già in condizioni normali stentano a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza alla popolazione. Se il virus dovesse dilagare con la stessa potenza di fuoco con cui ha messo in ginocchio la Lombardia, che vanta uno dei servizi sanitari migliori d’Italia, al centro-sud si prospetta una vera e propria ecatombe”.

E bisogna stare molto attenti: “Al momento i numeri assoluti sono ancora contenuti, ma in alcune Regioni del centro-sud, le curve salgono in maniera piuttosto ripida, seppur in misura minore rispetto a quelle del Nord. Hanno già superato i 1000 casi Lazio (n. 2.096), Campania (n. 1.310), Puglia (n. 1.182), Sicilia (n. 1.164)”. “Gli effetti delle misure di distanziamento sociale, se adeguatamente applicate, dovrebbero già essere nettamente visibili all’inizio della prossima settimana”, sottolinea Cartabellotta.

Ma non c’è solo l’Italia, quella del nuovo coronavirus è una pandemia, come gestire le curve epidemiche in Italia quando intorno i numeri in tutti i Paesi esplodono? “La diffusione asincrona dell’epidemia nei vari paesi, l’assenza di un piano pandemico unico in Europa e le differenti politiche attuate dai singoli Stati, rendono oggi impossibile fare previsioni (già difficili per l’Italia). Le conseguenze di questo approccio frammentato, invece, sono piuttosto prevedibili. Innanzitutto, si rischia di vanificare le misure draconiane messe in atto da alcuni paesi (in primis l’Italia), a causa degli inevitabili ‘casi di rientro’; in secondo luogo, i picchi dell’epidemia avverranno in tempi diversi tra i vari paesi e le conseguenze saranno legate all’efficacia dei vari sistemi sanitari; infine, sarà molto più difficile predisporre misure straordinarie per fronteggiare la recessione economica se i paesi del G7 e del G20 si troveranno disallineati nella gestione dell’epidemia e delle sue conseguenze sui mercati finanziari”.

In conclusione: davvero questo virus si può ancora contenere? “La Cina ci ha insegnato che il virus si diffonde alla velocità della luce e, seppure colta all’improvviso, ha dimostrato che per contenerlo serve un lockdown tempestivo e totale. Tutti i Paesi occidentali sono stati per troppo tempo alla finestra, sperando che il coronavirus si fermasse alle frontiere. Adesso – conclude Nino Cartabellotta – tutti si stanno affannosamente adoperando per contenerlo, ma la battaglia sarà molto lunga”.

Gtu/Int9

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