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Martedì 24 marzo 2020 - 14:37

Salute, i neo-dottori evitano le specializzazioni di ‘emergenza’

Randstad research: Medicina urgenza copre solo 32% disponibilità
Salute, i neo-dottori evitano le specializzazioni di ‘emergenza’

Milano, 24 mar. (askanews) – In Italia si laureano diecimila medici ogni anno, ma ad accoglierli ci sono soltanto settemila contratti nelle scuole di specializzazione. Molti neo-dottori volano all’estero e chi rimane in Italia preferisce chirurgia plastica, oculistica o dermatologia alle specialità legate all’emergenza: Anestesia e rianimazione assegna ogni anno solo il 40,2% dei posti di specializzazione disponibili; va peggio con Medicina d’urgenza che ne copre appena il 32,8%. Due terzi delle borse di specializzazione resta vacante. È quanto emerge da un’analisi di Randstad research, istituto dedicato alle analisi sul futuro del lavoro che ha pubblicato il report ‘Le cifre dei profili medici in Italia e l’impatto del coronavirus’.

In Italia, spiega la ricerca, più della metà dei medici ha 55 anni e “sarà presto in pensione, mentre la popolazione italiana è in rapido invecchiamento e cresce la domanda sanitaria”. Entro il 2025 si prevede che potranno venire a mancare 52mila medici ospedalieri. “Tra gli specialisti, secondo le previsioni Anaao-Assomed nel 2025 le carenze più gravi saranno quelle di medici di emergenza-urgenza (entro 5 anni ne mancheranno all’appello 4.180), seguiti da pediatri (3.323), medici di medicina interna (1.828), anestesisti-rianimatori e terapia intensiva (1.395) e chirurghi (1.274)”.

Randstad Research ricorda che “il fabbisogno di medici non subirà inversioni di rotta a breve, grazie alle spinte del digitale e dell’ecosostenibilità. I più recenti dati Excelsior – si legge – confermano la filiera salute e benessere al primo posto per i fabbisogni occupazionali da qui al 2023. Nello specifico, il più elevato tasso annuo di fabbisogno (con una crescita tra il 4 e il 4,1% all’anno) sarà del comparto ‘sanità ed assistenza sociale’, per cui si prevede tra il 2019 e il 2023 una richiesta di servizi di cura tra le 406mila e le 415mila unità”.

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