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Lunedì 10 febbraio 2020 - 06:09

Solar Orbiter: l’Italia che c’è a bordo

Oltre a Metis, sono Made in Italy molti sensori della sonda
Solar Orbiter: l’Italia che c’è a bordo

Cape Canaveral, 10 feb. (askanews) – Come funziona il Sole? Quali sono i complessi meccanismi che regolano la connessione tra la Terra e la nostra stella?

A queste e a tante altre domande cercherà di date una risposta la missione spaziale della sonda Esa/Nasa “Solar Orbiter” lanciata dalla base Nasa di Cape Canaveral in Florida nella notte tra il 9 e il 10 febbraio 2020.

Per farlo la sonda utilizzerà una suite di 10 strumenti scientifici molto avanzati in cui c’è una consistente componente italiana.

Il coronografo Metis realizzato da Thales Alenia Space e Ohb Italia, rappresenta uno dei principali strumenti di osservazione remota e il maggior contributo dell’Italia alla missione.

Crea un’eclisse artificiale, occultando il Sole per osservarne la corona che ha una luminosità milioni di volte più debole di quella del disco. Otterrà immagini simultaneamente nel visibile e nell’ultravioletto e svelerà, con una copertura temporale e una risoluzione spaziale senza precedenti, la struttura e la dinamica della corona solare tra 1,6 e 3,0 raggi solari dal centro del Sole. È questa, infatti, una regione cruciale per collegare i fenomeni atmosferici solari alla loro evoluzione nell’eliosfera interna. Metis è un coronografo con occultatore esterno il cui il disegno ottico è dettato dalla necessità di minimizzare l’apertura di entrata dello strumento al fine di ridurre il flusso termico in ingresso che alla minima distanza dal Sole sarà fino a 13 volte superiore a quello sulla Terra.

Il coronografo è stato progettato da un team di scienziati italiani provenienti da INAF, università e CNR (Principal Investigator Prof. Marco Romoli, Univ. di Firenze) e realizzato dalla OHB Italia (Milano) e dalla Thales-Alenia Space Italy (Torino) con il contributo dei rivelatori da parte del Max Planck Institute (Germania) e degli specchi da parte dell’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca.

Tra gli altri strumenti per le osservazioni in-situ con un “cuore italiano” c’è SWA (Solar Wind Analyser), una suite di 4 sensori dedicati allo studio delle proprietà del plasma del vento solare, quali per esempio densità, velocità, temperatura e composizione ionica. Grazie a SWA si potrà studiare uno dei principali obiettivi scientifici dell’intera missione, ovvero il legame fra i rapidi cambiamenti, osservati da remoto, alla base dell’atmosfera solare, e le misure in-situ dei parametri del vento solare. L’Italia ha contribuito allo strumento con la fornitura della DPU (Data Processing Unit), ovvero il cuore ed il cervello di SWA: essa fornisce le interfacce uniche di potenza, telemetria e telecomandi verso il satellite e gestisce potenza, comandi, data handling e compressione dati per i 3 sensori EAS (Electron Analyser System x 2) e PAS (Proton Alpha Sensor), nonché la telemetria per HIS (Heavy Ion Sensor). Inoltre, la DPU è in grado di operare scelte decisionali in modo autonomo e rappresenta, in tal senso, un importante riferimento per missioni spaziali future. (segue)

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