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Lunedì 10 febbraio 2020 - 06:04

Lanciata con successo la sonda Esa Solar Orbiter

La tecnologia italiana per scoprire i segreti del nostro Sole
Lanciata con successo la sonda Esa Solar Orbiter

Cape Canaveral, 10 feb. (askanews) – Dopo un lancio perfetto e particolarmente suggestivo dalla base Nasa di Cape Canaveral, in Florida, la sonda Esa “Solar Orbiter” è in viaggio verso il Sole. O meglio, verso un’orbita fortemente ellittica, con periodo di 180 giorni che, dopo un viaggio di circa 2 anni, la porterà – nel punto più vicino – ad appena 42 milioni di Km dalla nostra stella; circa 1/3 della distanza Terra/Sole, più vicino di quanto sia Mercurio.

“Svelerà il legame tra il Sole e l’Eliosfera che è la grande bolla di plasma in cui tutto il sistema solare è immerso – ha spiegato ad askanews Clementina Sasso, portavoce Esa per la missione Solar Orbiter – grazie agli strumenti sulla sonda e i telescopi che guardano la superficie solare riusciremo a fare il legame di questo plasma che parte dal sole e arriva allo spacecraft”.

Solar Orbiter, realizzata con la Nasa e il contributo di diversi Paesi tra cui l’Italia, è la prima delle missioni M (Medium) del programma “Cosmic Vision 2015-2025” dell’ESA. È la prima volta che una missione spaziale si avvicina così tanto al Sole, in una zona con forti radiazioni e temperature prossime ai 500 gradi. Sfruttando la spinta gravitazionale di Venere, inoltre, si allontanerà dall’eclittica, il piano orbitale del sistema solare, e studierà le regioni polari del Sole con un’angolazione compresa tra i 17 e i 33 gradi per scoprire di più sul campo magnetico della stella che interagisce con la Terra e gli altri pianeti, sul cosiddetto “vento solare” e sui cicli solari che durano 11 anni.

Con un set di 10 strumenti scientifici, Solar Orbiter sarà in grado di osservare simultaneamente diversi strati dell’atmosfera solare e di analizzare contemporaneamente le caratteristiche del plasma che dal Sole viene espulso e accelerato nello spazio interplanetario. Tra i più importanti strumenti a bordo, l’italiano Metis, un corongrafo costruito da Thales Alenia Space con Ohb Italia per studiare la corona solare.

“Un coronografo – ha precisato Marco Romoli, principal investigator del Metis – è, in sostanza, un telescopio che crea un’eclissi artificiale, ha una sorta di disco che blocca la luce del disco (del Sole, ndr) per poter guardare la luce molto più tenue che arriva dall’atmosfera del Sole che si chiama corona solare. Metis permetterà di osservare la corona dalla sua base fino a 3 o 4 raggi solari, nella zona dove si forma il vento solare”.

L’Italia partecipa alla missione fornendo tecnologia e sensori anche per altri strumenti della sonda attraverso l’Asi, l’Agenzia spaziale italiana, con il contributo delle università di Firenze, Genova, Padova, Urbino e Torino, dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), del Cnr e soprattutto dell’industria aerospaziale nazionale, con Leonardo che ha fornito, tra l’altro, due sensori di assetto stellare per permettere alla sonda di orientarsi nello Spazio e con Thales Alenia Space che, per conto di Airbus Defence and Space, ha fornito oltre a Metis anche il potente Scudo termico dotato di tecnologia “Solar black” in titanio e fosfato di calcio, in grado di ridurre il flusso di calore in entrata dai 113.000 W della superficie anteriore a soli 36 W all’interno del veicolo spaziale. Solar Orbiter lavorerà anche in team con la Sonda Nasa Parker Solar Probe, in orbita dal 2018.

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