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Lunedì 13 gennaio 2020 - 10:23

I preti sposati e la difficile coabitazione tra i due Papi

Il '68, il nodo di un "Papa emerito", l'Amazzonia i conservatori
I preti sposati e la difficile coabitazione tra i due Papi

Città del Vaticano, 13 gen. (askanews) – Sfoca l’immagine di Jonathan Pryce e Anthony Hopkins, ‘i due papi’ di un bel film di successo, e la realtà prende il sopravvento sotto forma di un libro. Nella finzione cinematografica, Benedetto e Francesco, pur diversissimi, trovano in qualche modo una sintonia, l’uno, conservatore, si dimette pregustano che l’altro, riformatore, sarà eletto. Nella realtà, il Papa emerito Benedetto XVI ha scritto un libro, insieme al cardinale conservatore Robert Sarah, sul mantenimento del celibato sacerdotale, uno sgambetto al suo successore, Francesco, che si appresta a raccogliere con un pronunciamento magisteriale (esortazione apostolica post-sinodale), atteso nelle prossime settimane, i frutti del recente sinodo sull’Amazzonia sulla possibilità di ordinare sacerdoti i diaconi permanenti spoesati.

Il volume, pubblicato in francese da Fayard ed intitolato ‘Dal profondo del nostro cuore’ (Des profondeurs de nos coeurs), sarà in libreria mercoledì prossimo 15 gennaio. ‘La similitudine delle nostre preoccupazioni e la convergenza delle nostre conclusioni ci hanno fato decidere di mettere il frutto del nostro lavoro e della nostra amicizia spirituale a disposizione di tutti i fedeli come Sant’Agostino’, scrivono Sarah e il Papa emerito nell’introduzione anticipata da Le Figaro. ‘Come lui, infatti, possiamo affermare: ‘Silere non possum! non posso tacere! So quanto il silenzio sarebbe pernicioso per me. Perché non voglio compiacermi negli onori ecclesiastici, ma penso che è a Cristo, primo pastore, che dovrò rendere conto del gregge che mi è stato affidato. Non posso tacere né fingere l’ignoranza’. Poco importa, secondo il porporato guineano, che il Papa emerito, al momento di rinunciare al soglio pontificio, avesse promesso di rimanere in silenzio: ‘Con questo libro’, sostiene Sarah allo stesso quotidiano francese, ‘il Papa emerito Benedetto XVI non rompe il silenzio. Ce ne offre il frutto’.

Nelle drammatiche ore del 2013, il Papa tedesco dimissionario aveva preannunciato ‘incondizionata riverenza e obbedienza’ al successore, chiunque egli sarebbe stato, nell’incontro con i cardinali convenuti a Roma per il Conclave, ed aveva previsto di ‘salire sul monte’ e dedicarsi ‘ancora di più alla preghiera e alla meditazione’. Sin da subito, però, le cose non sono così semplici. Joseph Ratzinger sceglie l’appellativo di ‘Papa emerito’, anziché, ad esempio, ‘padre’ Benedetto; continua a vestire di bianco come un Papa; appare più volte in pubblico, incoraggiato dallo stesso Bergoglio. Ufficialmente i rapporti tra Francesco e Benedetto sono cordiali, gli attestati di stima reciproca abbondano, e non c’è motivo di credere che non ci sia sincerità, ma nel corso degli anni sottilmente c’è chi insinua il dubbio della competizione. Mons. Georg Gaenswein, segretario particolare di Joseph Ratzinger, arriva a parlare di ‘un ministero allargato, con un membro attivo e un membro contemplativo’, ‘quasi un ministero in comune’. Il sospetto, smentito a parole, viene confermato dai fatti. Il Papa emerito si riaffaccia al mondo con messaggi, lettere, scritti che invariabilmente si configurano come contrappunto alla linea del Papa regnante. Invia un messaggio affettuoso al funerale del cardinale Joachim Meisner, critico indefesso di Papa Francesco, firma la postfazione ad un precedente libro del cardinale Sarah, prefetto della congregazione responsabile della liturgia che era stato pubblicamente rimbrottato da Francesco per la sua disobbedienza furbesca, al monastero Mater Ecclesiae, dove Benedetto XVI vive, è un via vai continuo di visite: brevi saluti, photo opportunity che finiscono regolarmente sui social, il Papa emerito non rilascia dichiarazioni, non avalla le idiosincrasie dei suoi ospiti, ma, accanto all’onnipresente monsignor Gaenswein, non sembra casuale che a fargli visita siano sempre o quasi personalità critiche, anche accanitamente, con il Papa regnante (per fare un esempio, quel monsignor Livio Melina, fortemente ostile al nuovo corso bergogliano dell’istituto per lo studio del matrimonio e della famiglia intitolato a Giovanni Paolo II che egli aveva a lungo presieduto). Quando lo scorso febbraio il Papa ha convocato i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo sugli abusi sessuali, alla sua conclusione è stato passato ai blog conservatori un ponderoso saggio del Papa emerito che del problema fa una diagnosi ortogonale rispetto alla linea bergogliana, identificando la causa ultima della pedofilia non già nel clericalismo, ossia negli abusi di potere che ingenerano e giustificano gli abusi sessuali, ma nella rivoluzione sessuale, nel Sessantotto, nell’eclissi di Dio. La contrapposizione è innegabile, la coabitazione difficile.

Non manca chi sottolinea che Benedetto XVI, 92 anni e forze calanti, sia più facilmente influenzabile dal suo entourage, che alcune iniziative rispecchino i desiderata dei suoi destinatari più che le intenzioni dell’estensore. Ma altri fanno notare che il Papa emerito è lucido, sua la responsabilità oggettiva delle sue prese di posizione pubbliche e private, e quanto va esprimendo non è poi così diverso da quanto ha sostenuto nel corso della sua vita, almeno dal Sessantotto in poi.

E’ noto, infatti, che da giovane teologo Joseph Ratzinger aveva posizioni avanzate; perito al Concilio vaticano II (1962-1965), partecipò all’aggiornamento della Chiesa cattolica tra le fila dei progressisti. Poi arrivò la contestazione giovanile, che lo toccò personalmente quando era professore all’universit tedesca, e da allora – lo ha confidato egli stesso – maturò la convinzione che quella temperie culturale portava alla scristianizzazione della società. Dello stesso Concilio ha dato nel corso del tempo un’interpretazione sempre più restrittiva, quasi si fosse pentito. Dal Concilio, invece, Francesco è ripartito, appena eletto Papa, per riformare la Chiesa.

La prima ricaduta della riforma è stata il doppio sinodo sulla famiglia (2014-2015). Francesco ha affrontato questioni in realtà annose. Che, in verità, Joseph Ratzinger, teologo raffinato, aveva ben presente. E’ stato Benedetto XVI, ad esempio, in un incontro con i sacerdoti romani del 2006, ad affermare che ‘è giusto chiedersi se anche nel servizio ministeriale – non si possa offrire più spazio, più posizioni di responsabilità alle donne’, quasi indicando la via del diaconato femminile; è stato lui, in un libro-intervista con il giornalista tedesco Peter Seewald, ad aprire, benché in via del tutto teorica, alla legittimità dell’uso del preservativo, subito incorrendo negli strali del cardinale ultraconservatore statunitense Raymond Leo Burke, oggi uno dei più intransigenti critici di Papa Francesco; ed è stato Benedeto XVI, in un troppo spesso dimenticato incontro con i sacerdoti di Aosta del 2005, a esporre il rovello del ‘problema particolarmente doloroso per le persone che vivono in situazioni dove sono esclusi dalla comunione eucaristica’ dopo un divorzio. E però laddove Benedetto XVI socchiudeva porte che con Giovanni Paolo II erano ermeticamente chiuse, e che egli stesso poi subito richiudeva, Francesco alcune porte le apre.

A conclusione del doppio sinodo sulla famiglia, scrisse una esortazione apostolica, Amoris laetitia, nella quale, in una nota a piè di pagina, apriva alla possibilità di concedere la comunione alle coppie di divorziati risposati. Già allora, il Papa emerito era intervenuto facendo esplodere la cacofonia. In pieno svolgimento dell’assemblea, il curatore dell’opera omnia del Papa tedesco, il cardinale Gerhard Ludwig Mueller – un altro conservatore – pubblicò un saggio giovanile di Joseph Ratzinger che, nel 1974, apriva alla possibilità di concedere la comunione ai divorziati risposati, ma – con l’assenso dello stesso Ratzinger – modificò le conclusioni per escludere (posizione maturata da Ratzinger nel corso degli anni, sì, ma così non era nel 1974!) questa possibilità.

Ora, di nuovo. Il Sinodo sull’Amazzonia, ad ottobre scorso, ha approvato, con il quorum dei due terzi, un documento che prevede, tra le molte altre cose, la possibilità di ‘ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica’. Volendo giocare con le parole, più che preti sposati, sposi pretati.

Per il cardinale Sarah, come ha spiegato a Le Figaro, ‘un indebolimento del principio del celibato, anche limitato ad una sola regione, non potrebbe essere un’eccezione ma una breccia, una ferita nella coerenza interna del sacerdozio’. Nonostante le smentite formali (‘Abbiamo agito in spirito di amore per la Chiesa e per il papa. L’ideologia divide, la verità unisce i cuori. Scrutare la dottrina della fede non può che unire la Chiesa attorno a Cristo e al Santo Padre’), è un attacco aperto sia al Pontefice che allo stesso Sinodo, un conseso di vescovi ideato dopo il Concilio vaticano II ma rimasto, fino all’elezione di Bergoglio, una sorta di convegno senza conseguenze, e potenziato dal Papa argentino che ne ha fatto uno strumento di governo, allargando la partecipazione episcopale al governo della Chiesa universale. Secondo il cardinale conservatore africano, ‘abbiamo assistito in questi ultimi mesi ad una strumentalizzazione della situazione in Amazzonia. I media, i commentatori e le autorità morali autoproclamate hanno voluto fare pressione sui vescovi. Si è voluto far credere che il celibato ecclesiastico non è che una disciplina recente. Si sono accumulate menzogne storiche, approssimazioni teologiche. Si è voluto farci credere che l’ordinazione di uomini sposati o la creazione di ministeri femminili sarebbe la soluzione a tutti i nostri mali’. Con linguaggio aspro, Sarah sostiene che ‘con certezza, sappiamo bene che l’ordinazione di uomini sposati o la creazione di ministeri femminili non è una domanda dei popoli dell’Amazzonia. E’ un fantasma di teologi occidentali in vena di trasgressione. Sono scioccato che la disperazione dei poveri sia stata strumentalizzata fino a questo punto’. E se ‘la Chiesa ha conosciuto preti sposati nei primi secoli’, secondo Sarah ‘dal momento della loro ordinazione, erano obbligati all’astinenza totale di relazioni sessuali con le loro spose. C’è un fatto certo e provato dalle ricerche storiche più recenti’. Chiusure totale alle aperture del Sinodo, voluto da un Papa e boicottato dal suo predecessore.

Per Francesco, che sta per pubblicare l’esortazione apostolica, un problema di governo in più. Per i suoi oppositori conservatori, una vendetta. Per la Santa Sede, l’evidente problema di definire l’istituto del Papa emerito. Per la Chiesa cattolica, una spaccatura.

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