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Venerdì 10 gennaio 2020 - 13:20

Monza, al S.Gerardo arriva Rotablator contro malattie coronariche

È micro-fresa rotante indispensabile per casi molto complicati
Monza, al S.Gerardo arriva Rotablator contro malattie coronariche

Milano, 10 gen. (askanews) – La dotazione tecnologica dell’emodinamica dell’ospedale San Gerardo di Monza si arricchisce di un nuovo dispositivo per il trattamento delle lesioni coronariche calcifiche. In sala operatoria è infatti in uso il nuovo “Rotablator”, arrivato sul mercato italiano da pochi mesi. L’aterectomia rotazionale, questo il nome tecnico della procedura, è una tecnica indispensabile per consentire il trattamento dei casi particolarmente complicati di malattia coronarica. Il sistema disponibile da dicembre al San Gerardo è l’ultimo modello immesso sul mercato europeo l’anno scorso, più facile da usare e meno ingombrante del precedente. Sebbene questo strumento sia utilizzato in una piccola percentuale di casi di angioplastica coronarica (meno del 5%), la fresatura delle placche può essere l’asso nella manica che consente all’operatore di portare a termine l’intervento di angioplastica.

“Il sistema Rotablator – ha commentato in una nota Pietro Vandoni, direttore della struttura complessa di Emodinamica – fa parte della strumentazione necessaria in una struttura di emodinamica che tratta un elevato numero di casi. Si tratta di una vera e propria ‘micro-fresa’ rotante a forma di oliva o ‘palla da rugby’ montata su un catetere che ruota ad altissima velocità (130-190 mila giri al minuto). La superficie della fresa è ricoperta da microframmenti di diamante che sono in grado di polverizzare le placche aterosclerotiche calcifiche in frammenti così fini da poter essere riassorbiti dai tessuti a valle senza provocare l’ostruzione dei capillari sanguigni”.

In questo modo le lesioni aterosclerotiche più dure e resistenti alla dilatazione con il “palloncino” possono essere abrase e successivamente coperte adeguatamente con lo stent. Il primo paziente che ha beneficiato del nuovo dispositivo è stato un uomo affetto da una malattia coronarica calcifica associata a una insufficienza valvolare mitralica severa. L’età piuttosto avanzata e la presenza di altre patologie non cardiache hanno fatto escludere ai cardiochirurghi l’intervento “a cuore aperto”. La procedura è stata eseguita con successo il 16 dicembre scorso. Sono stati sufficienti due passaggi con una fresa da 1.25 mm a 160.000 giri al minuto per permettere il successivo impianto di un singolo stent medicato di quasi 5 cm di lunghezza e riaprire la strada al flusso sanguigno in un lungo tratto della coronaria sinistra.

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