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Giovedì 14 novembre 2019 - 18:15

Perché Lara Comi è finita agli arresti domiciliari

La vicenda
Perché Lara Comi è finita agli arresti domiciliari

Roma, 14 nov. (askanews) – Lara Comi agli arresti domiciliari insieme a Paolo Arrigoni, amministratore delegato della catena di supermecati Tigros ed ex candidato sindaco a Varese per il centrodestra. Carcere, invece, per Giuseppe Zingale, ex direttore generale dell’ente per l’impiego Afol Città Metropolitana (è stato licenziato “per giusta causa” il 14 novembre scorso). E’ il nuovo sviluppo dell’inchiesta milanese “Mensa dei poveri” che il 7 maggio scorso aveva portato a 12 arresti travolgendo nomi di primo piano della politica milanese e lombarda come Pietro Tatarella, ex consigliere comunale milanese di Forza Italia (incarico che lasciò dopo l’arresto) e Fabio Altitonante, sottosegretario nella giunta regionale lombarda presieduta da Attilio Fontana.

“Nonostante la giovane età – scrive il gip Raffaella Mascarino nell’ordinanza di custodia cautelare – Lara Comi ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel far ricorso a diversi collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche, all’incameramento di finanziamenti illeciti”. Il giudice punta poi l’accento sulla “peculiare abilità” dell’ex eurodeputata di Forza Italia “nello sfruttare al meglio la sua rete di conoscenze al fine di trarre da munus publicum di cui era investita per espressione della volontà popolare il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della sua sfera di visibilità”. I pm milanesi Luigi Furno, Adriano Scudieri e Silvia Bonardi, titolari del fascicolo di indagine coordinato dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci, contestano a Lara Comi i reati di corruzione, false fatturazioni, finanziamento illecito ai partiti e truffa aggravata al Parlamento Europeo.

Il suo nome era stato iscritto nel registro degli indagati già il 15 maggio, dopo l’interrogatorio davanti ai magistrati Marco Bonometti, imprenditore titolare delle Officine Meccaniche Rezzatesi e presidente di Confindustria Lombardia. L’industriale bresciano è accusato di aver sponsorizzato la campagna elettorale di Lara Comi per le ultime europee con 31 mila euro. Un finanziamento illecito mascherato, sostengono i pm milanesi, come il pagamento per un incarico di consulenza in realtà mai effettuato dall’esponente di Forza Italia, che si sarebbe limitata a copiare una tesi di laurea e altro materiale scaricato dal web. “Prestazioni intellettuali solo fittiziamente espletate – scrive il gip Mascarino – in quanto i relativi elaborati costituiscono l’accostamento di brani tratti da internet”.

Gli arresti domiciliari sono scattati questa mattina, dopo le rivelazioni fornite agli inquirenti milanesi da Gioacchino Caianiello, il presunto “burattinaio” del sistema di tangenti, spartizione degli appalti, nomine pilotate e finanziamenti illeciti in Lombardia. “Lara Comi voleva che io intercedessi in suo favore nei confronti di Maria Stella Gelmini per creare le condizioni di un sostegno in favore della sua ricandidatura”, aveva fatto mettere a verbale nell’interrogatorio del 2 settembre scorso parlando ai magistrati di “un episodio che si è verificato tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 presso la casa dell’onorevole Gelmini a Milano”. Secondo quanto riferito da Caianiello, Lara Comi era “fortemente” spaventata di non essere rieletta a Strasburgo e proprio per questo aveva “iniziato ad andare spasmodicamente alla ricerca di finaziamenti e alleanze politiche che potessero garantirle la rielezione”.

Il nome di Lara Comi compare in sei dei sette capi di imputazione dell’ordinanza firmata dal gip Mascarino. E’ infatti accusata di aver svolto il ruolo di “intermediaria” della corruzione per l’incarico di consulenza da 21 mila euro ottenuto da una sua amica, l’avvocato Maria Teresa Bergamaschi (pure lei indagata), da parte di Afol, “in cambio della promessa e della successiva retrocessione, materialmente avvenuta per il tramite di Lara Comi, di una parte del corrispettivo previsto per l’incarico stesso e, segnatamente, della somma di 1000 euro”. A suo carico ci sono poi due episodi di false fatturazioni e due casi di truffa aggravata al Parlamento Europeo. Il primo riguarda il contratto di Andrea Aliverti, suo ex addetto stampa a Strasbugo, aumentato da 1000 a 3.495 euro “con il previo accordo tra le parti di consegnare una quota parte di tale compenso, pari a 1.500 euro mensili, in contanti a Carmine Gorrasi (l’ex segretario provinciale di Forza Italia a Varese arrestato nella prima tranche dell’inchiesta e poi tornato in libertà – ndr) per il pagamento delle spese delle strutture del partito Forza Italia nella provincia di Varese e per retrocedere una parte del corrispettivo a Giacchino Caianiello”. Il secondo secondo coinvolge invece direttamente Caianiello che “a sua insaputa” avrebbe ricevuto un contratto “quale collaboratore locale dell’europarlamentare Lara Comi”: 2450 euro al mese, sottolinea il gip, per 40 ore di lavoro alla settimana: “Un’attività – puntualizza il gip – mai effettivamente e concretamente svolta”.

Il quadro che emerge è quello di un esponente politico capace di intrecciare con “meticolosità e costanza” quella “galassia di rapporti” mirati alla conquista di potere e soprattutto “all’ottenimento di incarichi di sempre maggiore influenza e molto remunerativi”. Ma anche di una donna prudente e particolarmente attenta soprattutto quando si tratta di affrontare argomenti scottanti al telefono: “Scarica Telegram che è più comodo”, suggerisce all’amica Bergamaschi in un messaggio intercettato dagli inquirenti. E subito dopo: “Ciao! Se dovessero chiamarti non rispondere nè al telefono nè agli sms. Poi ti spiego”. E’ sempre il gip Mascarino a spiegare il senso di quei messaggi: “Dopo una serie di messaggi vocali inviati dalla Comi che risultano cancellati, la stessa consiglia alla Bergamaschi di installare l’applicazione di messaggistica instantanea crittografica denominata Telegram, che consente di impostare la distruzione automatica dei messaggi”. Non a caso, aggiunge il gip, “poco dopo sempre la Comi indica all’interlocutrice di non rispondere a telefonate da imprecisate persone”.

A carico dell’ex eurodeputata non ci sono solo “gravi indizi di colpevolezza molto vicini nel tempo”, ma anche “gravi elementi specifici” tali da “poter desumere con sufficiente grado di probabilità che se l’indagata avrà concreta occasione di di tornare a delinquere non esiterà a porre in essere altre fattispecie di reato”. Ecco perchè, precisa il giudice Mascarino, l’unica “misura adeguata, proporzionata e ideonea” per Lara Comi “è rappresentata dagli arresti domiciliari accompagnata dal divieto di comunicare con persone diverse da quelle che con lei coabitano o che l’assitano”. Gli interrogatori di garanzia davanti al gip sono previsti lunedì prossimo.

Fcz/Int2

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