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Venerdì 11 ottobre 2019 - 09:41

Rebecchini (Ance Roma): forti dubbi stadio Tor di Valle si faccia

"Il pubblico non è all'altezza"

Roma, 11 ott. (askanews) – “Io lo spero e ci continuo a sperare, ma ho forti dubbi. Il problema è delicatissimo, perché l’interesse pubblico deve indirizzare la parte privata, ma è il pubblico che deve fare la sua parte. Ed è qui che i nodi vengono al pettine”. Lo ha detto il presidente Ance Roma Nicolò Rebecchini, intervistato nel programma “Lavori in corso” in onda su Radio Radio e Radio Radio TV ha rilasciato la seguente dichiarazioni in merito ad una conclusione positiva dell’iter per la costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle.

“In questo caso – ha spiegato – uno dei problemi più delicati qual è? Mettiamo che il privato fa ciò che è obbligatorio che egli faccia, ma nel frattempo il pubblico deve fare la parte di sua competenza: l’implementazione della rete ferroviaria Roma Ostia e il ponte dei Congressi. Adesso se queste due opere, fondamentali per lo stadio e per la mobilità per un intero quadrante cittadino, non vengono fatte che facciamo? Lo stadio lo teniamo chiuso? Ma è il pubblico che le deve fare”.

“Io ritorno sempre su questa proposta di delibera dove sembra che il privato abbia fatto quello che gli è parso e piaciuto, ma la verità è che il pubblico non è riuscito a fare quello che doveva fare. Il PUMS presentato recentemente dall’amministrazione comunale prevede ne più e ne meno le cose che sono già nel piano regolatore: completamento delle metropolitane, la realizzazione di una mobilità circolare, investire ecc. Tutte cose già dette, tritre e ritrite. La verità è che il pubblico non è all’altezza, non è in grado di svolgere queste cose. Nel frattempo la città va avanti: l’imprenditoria e coloro che hanno investito vanno avanti e il pubblico deve rincorrere, ma con la demonizzazione di ciò che il privato ha fatto. Questo non va bene. Bisogna ripartire con una grossa indicazione del pubblico – ha continuato – affinché il privato si muova non solo nella legalità, qua si parla solo di legalità o illegalità, ma secondo una direttiva data dal pubblico che però deve fare la sua parte. Non basta dare le indicazioni perché il privato le sue cose le fa è il pubblico che non le fa. Ci deve essere un’idea politica più precisa, dire che Roma deve andare avanti con la rigenerazione urbana è scoprire l’acqua calda”, ha concluso.

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