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Martedì 10 settembre 2019 - 21:37

Papa: non ho paura di uno scisma ma prego perché non ce ne siano

Sull'aereo dall'Africa: "Xenofobia una malattia come il morbillo"
Papa: non ho paura di uno scisma ma prego perché non ce ne siano

Roma, 10 set. (askanews) – “Nella Chiesa ci sono stati tanti di scismi. Sempre c’è l’opzione scismatica nella Chiesa, sempre. Ma è una delle opzioni che il Signore lascia alla libertà umana. Io non ho paura degli scismi, prego perché non ce ne siano, perché c’è in gioco la salute spirituale di tanta gente. Che ci sia il dialogo, che ci sia la correzione se c’è qualche sbaglio, ma il cammino dello scisma non è cristiano”. Così Papa Francesco rispondendo ai giornalisti sul volo di ritorno dal viaggio in Africa, come riporta Vatican News, a una domanda sulle critiche sul suo pontificato che arrivano dai settori più conservatori della Chiesa statunitense.

“Le critiche – ha ricordato Bergoglio – sempre aiutano, sempre. Quando uno riceve una critica subito deve fare l’autocritica e dire: questo è vero o non vero? Fino a che punto? E io sempre dalle critiche traggo vantaggi. A volte ti fanno arrabbiare… Ma i vantaggi ci sono”.

“Le critiche non sono soltanto degli americani, ci sono un po’ dappertutto, anche in Curia. Almeno quelli che le dicono hanno il vantaggio dell’onestà di dirle. A me non piace quando le critiche stanno sotto il tavolo: ti fanno un sorriso facendo vedere i denti e poi ti danno il pugnale da dietro. Questo non è leale, non è umano. La critica è un elemento di costruzione, e se la tua critica non è giusta, tu stai preparato a ricevere la risposta e fare un dialogo e arrivare a un punto giusto. Questa è la dinamica della critica vera. Invece la critica delle pillole di arsenico è un po’ buttare la pietra e nascondere la mano… Questo non serve, non aiuta. Fare una critica senza voler sentire la risposta e senza fare il dialogo è non voler bene alla Chiesa, è andare dietro a un’idea fissa, cambiare il Papa, o fare uno scisma. Questo è chiaro: sempre una critica leale è ben ricevuta, almeno da me”, ha detto ancora il Papa.

Con i giornalisti Bergoglio ha anche affrontato il tema della xenofobia, che “non è un problema solo dell’Africa. È una malattia umana, come il morbillo …. una malattia che entra in un Paese, entra in un continente, e mettiamo muri. Ma i muri lasciano soli quelli che li fabbricano. Sì, lasciano fuori tanta gente, ma coloro che rimangono dentro i muri rimarranno soli e alla fine della storia sconfitti per via di grandi invasioni”, ha concluso.

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