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Giovedì 11 luglio 2019 - 19:27

Con Flyeye Italia a caccia d’asteroidi con lo sguardo d’una mosca

Presentato il super-telescopio italiano di Asi, Esa e Ohb Italia
Con Flyeye Italia a caccia d’asteroidi con lo sguardo d’una mosca

Turate, 11 lug. (askanews) – L’Italia è pronta ad andare a caccia di asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra, grazie al super-telescopio Flyeye, un’eccellenza dell’industria aerospaziale italiana, presentato ufficialmente giovedì 11 luglio 2019 negli stabilimenti di Turate (Co) della Ohb Italia, l’azienda che con l’Asi (Agenzia spaziale italiana) e l’Esa (Agenzia spaziale europea) lo ha realizzato.

A rendere unico al mondo questo telescopio “ad ampio campo” visivo da 65 gradi quadrati, la sua particolare struttura ottica a “occhio di mosca”; grazie a 16 diverse telecamere che catturano la luce proiettandola su un unico specchio di 1 metro di diametro, ha una super-vista con cui scansionerà il cielo anche 2 o 3 volte al giorno, con un’angolazione di circa 35 gradi rispetto al piano equatoriale, alla ricerca dei cosiddetti Neo (Near Earth object) i corpi rocciosi vicini alla Terra che potrebbero impattare il nostro pianeta con esiti potenzialmente distruttivi.

Flyeye è un progetto al quale si lavora da circa 10 anni, grazie anche agli studi dell’astrofisico Andrea Milani, esperto di asteroidi, scomparso nel novembre 2018. Sarà operativo dal 2020 in Sicilia, sul Monte Mufara, nel parco delle Madonie. Alto circa 5 metri per 4 di larghezza, è il primo di un network di 4 telescopi gemelli per la difesa planetaria che prevede, per ora, l’osservazione e l’identificazione degli asteroidi potenzialmente pericolosi. Il secondo telescopio sarà installato a La Silla, in Cile.

“Ad oggi conosciamo circa 20mila asteroidi intorno alla Terra di cui 800 potenzialmente pericolosi – ha spiegato Ettore Perozzi responsabile dell’ufficio per la sorveglianza spaziale dell’Asi – se ne scoprono più o meno 2mila nuovi ogni anno e molti ancora sono da scoprire. Flyeye ci consentirà di osservare e identificare anche gli oggetti più piccoli e di tenerli sotto controllo, lanciando un eventuale allarme d’impatto con congruo anticipo rispetto alla situazione attuale”.

“Dalle tre settimane a un mese prima per gli asteroidi di almeno 40 metri di diametro – ha precisato Lorenzo Cibin, responsabile del programma Flyeye per Ohb Italia – vuol dire che eventi come quello di Chelyabinsk nel 2013 potranno essere previsti per tempo riducendo il rischio di danni”.

Un domani, però, sarà possibile anche intervenire per deviare la traiettoria degli asteroidi pericolosi.

“Avremo missioni spaziali dedicate a questo – ha aggiunto Ian Carnelli, responsabile della missione Hera dell’Esa – però prima dobbiamo validare i nostri studi in tal senso. L’Europa e l’Italia sono in prima linea e lo faranno proprio con la missione Hera che, dopo l’impatto della sonda Nasa Dart contro Didymoon, la piccola luna dell’asteroide doppio Didymos, allo scopo di rallentarne di 5 minuti su 11 ore il periodo orbitale, andrà a documentare i dati dell’impatto e del cratere; se corrisponderanno a quelli da noi teorizzati, la tecnica di deviazione orbitale sarà validata e, dunque, applicabile a casi analoghi”.

Come dire che, se i dinosauri avessero avuto uno strumento come Flyeye, probabilmente avrebbero potuto evitare l’estinzione.

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