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Martedì 4 giugno 2019 - 18:00

Milano, Delpini a avvocati e toghe: non si lasciatevi condizionare

Necessaria fortezza personale che rende insensibili a "potente"
Milano, Delpini a avvocati e toghe: non si lasciatevi condizionare

Milano, 4 giu. (askanews) – “Il dovere di difendere e la fatica di decidere”. Questo il titolo dell’intervento pronunciato, oggi, presso l’Aula Magna del Palazzo di giustizia di Milano, dall’arcivescovo, monsignor Mario Delpini. L’evento, promosso dall’Ordine degli Avvocati e dalla Corte d’Appello di Milano, è stato aperto dai saluti di Marina Tavassi, presidente della Corte d’Appello e da Vinicio Nardo, presidente dell’Ordine degli Avvocati. Non nascondendosi le tante difficoltà del lavoro quotidiano di magistrati e avvocati ed esprimendo apprezzamento per il loro impegno, monsignor Delpini ha stilato una sorta di “carta” di buone prassi e intenti rivolta a coloro che, a diverso titolo, amministrano la giustizia.

“È necessaria una fortezza personale che non si lasci condizionare dal ‘potente’. Noi viviamo certamente in una storia ingiusta, perciò è necessaria la rettitudine, che reagisce alla corruzione, che resiste alla influenza impropria di ideologie, interessi, inclinazioni personali. Nei rapporti con le persone si deve cercare un equilibrio tra la ricerca dell’obiettività e l’attenzione alla persona, particolarmente in procedimenti che riguardano la famiglia, i minori, le diverse fragilità, come i cittadini di altri Paesi, gli anziani”, ha ricordato Delpini.

“Nell’esercizio della professione si deve cercare un equilibrio tra solitudine e condivisione: la responsabilità personale deve essere personalmente esercitata, ma il confronto con colleghi, maestri, esperti può essere di grande aiuto per una valutazione più profonda e attenta delle situazioni” ha continuato l’acivescovo.

“Nella cura per il bene comune della società, giudici e avvocati sono chiamati a offrire il loro contributo per la promozione della cultura della legalità sia in generale, sia nei singoli procedimenti. In particolare risulta urgente tentare un correttivo alla diffusa tendenza alla litigiosità, favorendo percorsi di composizione del conflitto attraverso percorsi extragiudiziali”, ha sottolineato ancora Delpini.

“La valutazione di un comportamento o anche di un singolo atto deve certo essere riferito a una fattispecie giuridica, ma richiede anche una valutazione della persona e della sua storia, del contesto sociale, delle auspicabili prospettive evolutive delle persone. L’ampia cultura non significa l’impossibile pretesa di un sapere enciclopedico, ma piuttosto percorsi argomentati e esperienziali che conducono alla ‘saggezza’” ha proseguito.

Citando il discorso di papa Francesco all’Anm, monsignor Delpini ha concluso: “Il titolo può, pertanto, essere riscritto per fare memoria dell’intenzione che ha ispirato questo intervento: il dovere di assistere, la responsabilità di decidere per uomini e donne che lavorano a Palazzo di Giustizia, sottomessi alla legge, per il bene comune della società”.

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