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Mercoledì 15 maggio 2019 - 18:49

Boom morti da infezioni ospedaliere, Triassi: stop vendita antibiotici

La specialista della Federico II: uso è dissennato

Roma, 15 mag. (askanews) – «Vietare la vendita di antibiotici senza prescrizione medica»: è la proposta che lancia Maria Triassi, direttore del Dipartimento di Salute Pubblica della Federico II di Napoli, in merito all’allarme lanciato da Walter Ricciardi, Direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute, sulle infezioni ospedaliere. Per Triassi questo sarebbe un primo importante passo per «evitare di proseguire in una strada che porterà molto presto a centinaia di migliaia di morti l’anno». I dati del Rapporto Osservasalute, presentati oggi a Roma, sono inquietanti. Le morti da infezioni ospedaliere sono passate da 18.668 nel 2003 a 49.301 nel 2016. L’Italia conta il 30% di tutte le morti per sepsi nei 28 Paesi Ue.

“Tra luci ed ombre – osserva la specialista – la posizione della Campania. Se da un lato la nostra regione sconta ancora ritardi e carenze strutturali, dall’altro la politica ha fatto molto per promuovere le buone pratiche e ridurre i rischi”. «Si muore sempre più per polmoniti batteriche e sepsi, ma nell’analisi delle cause di questi decessi non si possono trascurare tre elementi – spiega Triassi -. In primo luogo, non mi stancherò mai di dirlo, c’è un uso dissennato degli antibiotici da parte dei cittadini. Oggi, con Google, molti cittadini diventano medici di se stessi. Alle prime linee di febbre corrono in farmacia e comprano antibiotici per far sparire i sintomi, senza rendersi conto che questo è un comportamento ad alto rischio. Ecco perché ritengo che questi farmaci dovrebbero essere venduti solo dietro prescrizione medica. In secondo luogo, c’è il paradosso delle migliori cure. Grazie alle nuove terapie, penso ad Hiv e tumori, abbiamo negli ospedali un numero crescente di soggetti immunodepressi. Soggetti ad alto rischio che spesso finiscono per pagare lo scotto più alto. Infine, il problema degli investimenti ridotti in nuovi antibiotici. Un campo che al momento non sembra essere prioritario per i grandi gruppi farmaceutici».

(Segue)

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