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Giovedì 14 marzo 2019 - 14:59

Cia: con il no deal a rischio 3,4 mld export agroalimentare in Uk

Senza accordo, ritorno dei dazi su 13% prodotti
Cia: con il no deal a rischio 3,4 mld export agroalimentare in Uk

Roma, 14 mar. (askanews) – Resta fondamentale, al di là del possibile rinvio del divorzio tra Ue e Londra, scongiurare una Brexit senza accordo. Un “no deal” metterebbe a rischio gli scambi commerciali e colpirebbe l’Italia in modo diretto, visto che il Regno Unito rappresenta il quarto mercato di sbocco per le esportazioni agroalimentari tricolori e il terzo all’interno dei confini comunitari. Così Cia-Agricoltori Italiani sul caos Gran Bretagna, dopo la bocciatura sia dell’intesa negoziata dalla premier Theresa May con Bruxelles, sia dell’uscita dall’Europa senza accordi.

“Si va creando una situazione di grande incertezza per imprese e cittadini, che può assumere una dimensione ancora più allarmante in una fase di difficoltà sul fronte del commercio internazionale e della crescita economica -evidenzia il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino-. In più, secondo il regime tariffario temporaneo pubblicato ieri dal governo britannico, e che entrerebbe in vigore nel caso di una Brexit senza accordo entro il 29 marzo, scatterebbero dazi all’import di carni bovine, suine, di agnello, pollame, e di alcuni prodotti lattiero-caseari, che penalizzerebbero anche l’Italia”.

Oggi infatti l’export agroalimentare Made in Italy verso il Regno Unito vale 3,4 miliardi di euro -ricorda l’Ufficio Studi Cia-. Tra i prodotti italiani più venduti, il primo è il vino, che rappresenta il 24% del totale delle esportazioni Oltremanica, con un fatturato superiore a 830 milioni di euro. Di assoluto rilievo anche il nostro export verso Londra di ortofrutta trasformata (13%) e ortofrutta fresca (6%), così come dei prodotti da forno e farinacei (11%) e dei prodotti lattiero-caseari appunto (9%).

“L’accordo raggiunto tra Ue e Regno Unito, dopo oltre due anni di trattative, fornisce importanti garanzie ai settori economici e alla società civile -aggiunge Scanavino-. Per questo, è necessario fare il possibile per risolvere le tensioni attuali e scongiurare il pericolo del no deal”. Tra le Regioni più colpite da un eventuale no deal Campania, Veneto e Piemonte, seguiti da Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Toscana.

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