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Martedì 12 marzo 2019 - 18:18

Roma, Vandana Shiva scrive a Raggi: proteggi la Casa delle donne

Diventi laboratorio economie e conoscenze per comunità del futuro
Roma, Vandana Shiva scrive a Raggi: proteggi la Casa delle donne

Roma, 12 mar. (askanews) – Lo aveva annunciato a sorpresa l’8 marzo, durante l’inaugurazione della Fiera dell’editoria delle Donne “Feminism 2”, e ora lo ha fatto. Vandana Shiva, attivista e ambientalista indiana, presidente di Navdanya International, ha inviato una lettera alla sindaca di Roma Virginia Raggi nella quale le chiede di scongiurare la chiusura della Casa internazionale delle Donne, edificio di proprietà del Campidoglio, invitandola a proteggere e a promuovere lo storico spazio culturale in via della Lungara.

“Gentile Sindaca Virginia Raggi, in occasione del mio intervento per l’inaugurazione di Feminism, la Fiera dell’editoria delle donne in Italia, presso la Casa Internazionale delle Donne, sono stata messa a conoscenza del fatto che questo luogo sta per chiudere e che la concessione dello stabile di Trastevere è stata revocata dal Comune di Roma”, inizia così la missiva pubblicata sul sito di Navdanya international.

“Nel corso di poche centinaia di anni il dominio del capitalismo patriarcale e l’attuale paradigma agricolo e industriale di tipo estrattivo basato sullo sfruttamento a senso unico delle risorse e delle ricchezze dalla natura, hanno portato il nostro pianeta sull’orlo del collasso – prosegue Vandana – Il recente rapporto sul clima del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) ci ha avvisato che tra soli dodici anni potremmo aver già raggiunto la crescita della temperatura che l’Accordo di Parigi aveva ipotizzato per il 2100 e che è necessario agire ora, o ci troveremo ad affrontare una vera e propria catastrofe climatica. La nostra sicurezza alimentare e la nostra sopravvivenza si basano sulla conservazione della biodiversità, che è minacciata da quella che gli scienziati definiscono ‘la sesta estinzione di massa’. L’ascesa dell’1%, vale a dire una minoranza di uomini estremamente facoltosi ed avidi, in procinto di controllare fino a due terzi della ricchezza mondiale entro il 2030, è caratterizzata da un attacco nei confronti di tutte quelle culture e conoscenze basate sulla condivisione e sul prendersi cura, incluse le economie circolari e solidali basate sulla conservazione delle risorse”.

“Nella storia le donne – scrive ancora – sono state relegate a fare il lavoro che era considerato irrilevante. Andare in guerra e uccidere era considerato importante. Fare profitti a spese degli altri era considerato importante. In realtà, le donne sono state lasciate a fare le cose reali: fornire l’acqua, fornire il cibo, e prendersi cura della famiglia. I valori di cui abbiamo bisogno sono i valori legati alla conoscenza di come vivere con la natura. Abbiamo bisogno di conoscenza su come prendersi cura. Abbiamo bisogno di conoscenza su come si condivide. Questo è il sapere delle donne, le capacità di cui avremo sempre più bisogno in futuro. O sarà permesso alle donne di mostrare la via o non avremo nessun futuro”.

“Per questo chiedo alla Sindaca Raggi non solo di proteggere, ma di amplificare il ruolo della Casa Internazionale delle Donne. Che diventi un laboratorio per le economie, le conoscenze e le comunità del futuro, dove i giovani, specialmente le giovani donne, possano trovare gli strumenti per costruire economie locali vibranti di vita. L’orto di questa Casa diventi il luogo dove possa rivolgersi chiunque voglia imparare a coltivare il proprio cibo, locale, fresco, biologico e libero da veleni. Questo luogo dovrebbe diventare l’Università del Futuro e non dovrebbe venire chiuso. Specialmente in questo 8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, questo è l’impegno che la sindaca dovrebbe prendere per il futuro di Roma e del nostro pianeta”, conclude l’autrice de “Il bene comune della terra” (2005) o “Le guerre dell’acqua” (2001).

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