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Martedì 19 febbraio 2019 - 16:11

Corruzione all’Enpapi, gip: avidità da parte indagati

L'ordinanza del giudice. "Se scoprono la casa in Sardegna..."

Roma, 19 feb. (askanews) – Pochi dubbi. A fronte del “pericolo attuale e concreto e di grado così elevato di rietrazione di analoghi comportamenti delittuosi da parte degli indagati” solo la detenzione in carcere è possibile. Il gip Elvira Tamburelli lo chiarisce nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il presidente dell’Enpapi, Mario Schiavon; ed il dg Marco Bernardini; oltre ai professionisti (Giovanni Egidio Conte, vicepresidente della TenderCapital, l’avvocato Piergiorgio Galli ed il commercialista Enrico Di Florio) tutti arrestati stamane dal nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza per il reato di corruzione.

Sul punto il giudice è netto: “Le condotte corruttive sin qui emerse alle indagini, il totale disinteresse di Schiavon e Bernardini rispetto all’Ente e al suo patrimonio, anche a danno di migliaia di lavoratori iscritti all’istituto previdenziale, l’avidità mostrata da Schiavon al pari dei privati corruttori Conte, i professionisti Galli e Di Florio, nel perseguire e realizzare operazioni finanziarie anche pregiudizievoli per l’Enpapi, per locupletare ingenti guadagni illeciti, il ricorso sistematico, osservato nelle corruzioni, ad operazioni finanziarie assai complesse e di difficile ricostruzione e ad ogni meccanismo utile a schermare le loro persone, le plurime condotte di inquinamento probatorio registrate sino ai tempi più recenti” sono tutti elementi che giustificano l’ordinanza.

La gravità degli addebiti per il gip è tutta ricostruita nelle poco più di 60 pagine del provvedimento restrittivo. E’ “significativa” – per il magistrato – la circostanza che Bernardini “si è anche attivato per la bonifica dei propri uffici in ragione della possibile presenza di strumentazione tecnica per l’attività di intercettazione ambientale”, che poi è rimasta sospesa per quattro giorni. Così come vengono ritenute significative le conversazioni successive alle perquisizioni dell’11 dicembre scorso in cui “gli indagati palesano forti preoccupazioni per l’inchiesta in corso, si mostrano cauti nelle comunicazioni, si attivano per ‘gestire’ la situazione”.

Il gip Tamburelli riporta un dialogo in cui il dg di Enpapi rappresenta al presidente Schiavon “l’opportunità di non utilizzare whatsapp per le comunicazioni”; o in quella del 25 gennaio scorso tra Bernardini e Galli “da cui si evince che gli indagati si sarebbero attivati con ‘un generale’ non meglio indicato per l’ipotesi in cui le cose ‘si mettessero male'”. Ci sono poi altre chiacchiere da cui emerge come gli indagati, a diverso titolo, “si sono prodigati per tentare di occultare le prove formate o ‘formande’ ed inquinarne la genuinità, anche ostacolando la prosecuzione delle indagini”. Come il caso in cui si suggerisce “le giustificazioni da fornire in ipotesi venga alla luce la vicenda di una casa in Sardegna”.

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