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Lunedì 14 gennaio 2019 - 16:46

“Quasi un’amicizia”. Alemanno racconta i suoi rapporti con Buzzi

Conoscenza nata in carcere nel 1982, poi nuovo incontro 28 anni dopo e da lì...
“Quasi un’amicizia”. Alemanno racconta i suoi rapporti con Buzzi

Roma, 14 gen. (askanews) – La conoscenza era nata nel lontano 1982, nel carcere dove entrambi si trovavano per motivi diversi, per poi diventare “quasi un’amicizia” a partire dal successivo incontro, ben 28 anni dopo. Così Gianni Alemanno ricostruisce, ai magistrati, i suoi rapporti con uno dei principali protagonisti di “Mafia Capitale”, Salvatore Buzzi.

“Ho conosciuto Buzzi in carcere nell’ultimo mese di detenzione, nell’ottobre del 1982, quando fui arrestato per detenzione di materiale esplodente per una manifestazione davanti all’ambasciata sovietica. E lo rividi per la prima volta da sindaco il 2 agosto del 2010 quando lui era capo delegazione della Lega delle Cooperative nell’ambito di alcune proteste che il coordinamento delle cooperative sollevava contro la mia amministrazione. Buzzi esordì chiedendomi ‘Ti ricordi di me?’. Poi ci furono altri incontri fino al 2014 e il nostro divenne quasi un rapporto di amicizia, cordiale dal punto di vista umano. Il gruppo Buzzi era trasversale ma lui, e la sua ’29 giugno’, era riconosciuto da tutti come leader della cooperazione sociale. In occasione delle primarie del centrosinistra nel 2013 Buzzi, contrario a Marino, fece apertura pubblica verso di me. A lui, come ad altri, diedi i miei numeri telefonici. Ero solito fare così”, ha detto l’ex sindaco di Roma nel corso del suo interrogatorio davanti ai giudici della II sezione del tribunale di Roma e nell’ambito del filone del processo di Mafia Capitale che lo vede imputato per corruzione e finanziamento illecito.

“La Fondazione Nuova Italia è riconducibile a me. Quando ricoprivo cariche istituzionali, non prendevo un soldo dalla Fondazione, quando ho smesso di essere sindaco, prendevo una retribuzione – ha continuato Alemanno – Franco Panzironi in Ama aveva una gestione manageriale molto forte, ma dopo la vicenda ‘Parentopoli’ ritenni opportuno chiamare un tecnico dal nord, Salvatore Cappello, per dare un segnale di discontinuità. Ma Cappello fallì il suo mandato anche per aver stipulato un contratto vessatorio con Cerroni e per non essere riuscito a controllare Ama. Così chiesi aiuto a Panzironi che mi suggerì un nome interno ad Ama, quello di Giovanna Anelli, che però si rivelò molto dipendente dalla personalità dello stesso Panzironi, nel frattempo passato alla Multiservizi”. La Anelli poi fu sostituita “perché non ce la faceva più e mi fu proposto il nome di Luigi Fiscon. Lui si è occupato della mia campagna elettorale come sindaco e per le europee come segretario della Fondazione e con compiti organizzativi. Con Luca Gramazio c’era un rapporto antico per via della conoscenza che avevo con suo padre Domenico. Gramazio figlio d’arte l’ho conosciuto sin da bambino e quando nel 2006 è stato consigliere comunale all’opposizione come me ci siamo frequentati di piu. Era una promessa di An e poi del Pdl”.

Sempre rispondendo agli interrogativi del pm Luca Tescaroli, Alemanno ha aggiunto: “Non ho mai conosciuto Massimo Carminati e se avessi saputo che avrebbe messo mano al campo nomadi di Castel Romano avrei espresso subito la mia contrarietà. Ho convocato Mario Corsi, uno degli speaker radiofonici più noti negli ambienti della Roma Calcio: mi attaccava spesso e gli chiesi di smetterla. A Buzzi non ho mai chiesto soldi, ma per le Europee del 2014 mi rivolsi a tutti quelli che mi avrebbero potuto aiutare”.

Insomma “per la Fondazione Italia il mio era un ruolo politico, scrivevo documenti, giravo l’Italia per tenere seminari e conferenze. Mentre ero sindaco delegavo tutta l’attività della fondazione al segretario generale, io non ho mai staccato un assegno o fatto un bonifico, per questo posso dire di non aver mai avuto la percezione di quanto entrasse alla fondazione”.

Poi “Franco Panzironi era il factotum della fondazione Nuova Italia lui poteva fare quello che voleva coi fondi, anche perché io avevo la massima fiducia in lui e non mi occupavo direttamente della gestione”. Quindi “Salvatore Buzzi era per me il portavoce e leader di tutte le cooperative, e da tempo la Legacoop cercava di smarcarsi dalla propria storia di sinistra. Nella fase finale del mio mandato da sindaco mi sono ritrovato sotto un durissimo attacco da parte dell’opposizione, a causa della vicenda ‘Parentopoli’ e anche per la nevicata che colpì la Capitale, quindi mi serviva avere una sponda a sinistra”.

Nav/Mau

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