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Venerdì 11 gennaio 2019 - 17:57

Discriminate dalle quote rosa

Discriminate dalle quote rosa

Roma, 11 gen. (askanews) – (di Alexandra Sitta, 24 anni)

“Le quote rosa consistono in alcune norme volte a tutelare la parità di genere all’interno degli organi rappresentativi, garantendo alle donne un numero di posti riservati all’interno delle liste elettorali.” A livello pratico, le quote rosa indicano il numero di posti riservati alle donne in determinate strutture pubbliche e private.

In politica i partiti, per mezzo di disposizioni interne o regole statutarie, fissano una percentuale minima per ogni genere per la composizione delle liste elettorali. Le quote rosa, in teoria, sono state istituite al fine di equilibrare la presenza dei due generi, ma sono davvero una tutela per le donne e per la società in generale? L’accesso per decreto a determinate posizioni non costituisce forse, un fallimento per la società?

È come dire alle dirette interessate: – potete ambire a questa posizione solo e grazie ad una regola, quindi non è necessario per voi avere alcun merito, se non quello di essere donne. Essere donna non è di certo un merito, non perché appartenere al genere femminile sia più difficile che appartenere a quello maschile (di questo si potrebbe a lungo dibattere), ma per il fatto che un merito deriva da un lavoro, da un impegno personale o da un comportamento adeguato che ha portato qualcuno ad essere meritevole di qualcosa, appunto.

Da donna mi sento di dire, sapendo bene di parlare contro al mio interesse, che questa regola sfavorisce la meritocrazia. Non abbiamo bisogno di lavorare sodo e di impegnarci con anima e corpo per una causa, “tanto ci sono le quote rosa”, esiste forse qualcosa di più diseducativo di una norma che sancisce per diritto l’accesso a posizioni, per le quali sarebbe invece necessaria una forte e reale motivazione nonché competenza?

In questo modo si obbliga colui che dovrà attuare una scelta o crearsi una squadra di lavoro, a coinvolgere forzatamente, nel rispetto della legge, persone che potrebbero non essere capaci se non addirittura essere di danno al perseguimento degli obiettivi del gruppo di lavoro. È pur vero che questo sistema è stato introdotto per “smuovere” una società nella quale le donne ancora faticano a svolgere certi ruoli, ma siamo sicuri che negli anni 2000 questo decreto non sia in realtà anacronistico? Un’altra domanda che potremmo farci è: siamo sicuri che l’aumento del numero di donne porti effettivamente alla parità di genere?

Affermiamo con convinzione che donne e uomini sono uguali e devono avere pari opportunità, mentre le quote rosa creano di fatto, la differenza. Qualcuno potrebbe certamente fare il ragionamento opposto e sarebbe anch’esso giusto e comprensibile, tuttavia come donna preferirei una società che premiasse il merito, non il genere. È anche vero che il merito e la capacità senza l’opportunità, non servono a molto… Talvolta capita che l’utilizzo delle quote rosa arrivi addirittura ad impedire l’ingresso di nuove donne capaci, mortificandole e ciò accade se l’individuazione delle stesse da inserire nelle liste, viene gestita da altre donne, precedentemente elette, quando tale scelta cade sulle “fedelissime”, a discapito della qualità e delle competenze, col preciso fine di affermarsi ulteriormente; allo stesso modo può accadere che siano gli uomini ad individuare queste liste, privilegiando anch’essi la fedeltà, precludendo la competizione e garantendosi solo ulteriori “supporters”. È chiaro che in entrambi casi la meritocrazia viene meno e si perde una partecipazione di qualità, che le donne in gamba possono invece garantire.

Riconosco la complessità dell’argomento e le tante sfaccettature, molte delle quali ho sicuramente ignorato nel mio pensiero, tuttavia devo ammettere che una selezione attuata meramente per genere, è talvolta ingiusta e questo non perché si ignori il passato o si diano per scontate le opportunità che oggi ci sono e che si sono raggiunte grazie a grandi lotte e a persone coraggiose, ma proprio perché chi crede nel merito, difficilmente può condividere una “selezione per genere.” Se un giorno diventassi parte di un gruppo, vorrei essere valutata per le mie capacità e non per una cosa di cui non ho né merito né colpa. Per questo penso infine che, sotto certi punti di vista, le donne siano discriminate dalle quote rosa.

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