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Giovedì 10 gennaio 2019 - 11:36

La questione meridionale, lo spopolamento e la creatività

La questione meridionale, lo spopolamento e la creatività

Roma, 10 gen. (askanews) – (di Antonio Maria Barbieri, 20 anni)

Il nostro Paese è ormai da molto tempo dentro una spirale di difficoltà economica e sociale che porta le persone ad allontanarsi dal proprio territorio causando un forte spopolamento.

L’attuale vortice è in continuità con quello che già accadeva nel passato; basti pensare a quanti giovani meridionali abbandonano le proprie città sia per studiare sia per lavorare. Basti pensare a quanti anziani vanno a curarsi in regioni del Nord. E basti pensare a quanto è difficile spostarsi per mancanza di infrastrutture. Non c’è formazione. Non c’è lavoro. Non ci sono infrastrutture. Ma la questione meridionale neanche si può semplificare con un tono di totale distruzione perché non è così. Al Sud vi sono piccole realtà che resistono a numerose difficoltà create dalla politica, dal popolo e dalla criminalità organizzata.

Il più grande responsabile è e resta il popolo italiano che ha accettato con grande senso di autorità il dominio di gruppi territoriali che si sono sostituiti allo Stato. Non parlo solo di malavitosi bensì anche di politici; ovvero dei politici che si sono messi tra il bisogno e il diritto. Ho bisogno di un lavoro? Non vado al centro dell’impiego: vado dal politico. Ho bisogno di curarmi più velocemente? Vado dal politico. Ho bisogno di aprire un’azienda? Vado dal politico. Ecco, la politica del ricatto ha creato una rete talmente forte che ha spezzato la dignità di quasi tutte le famiglie meridionali; e se si comprende questa realtà si spiegano anche i diversi esiti elettorali tra elezioni comunali-regionali-nazionali.

Lo spopolamento però per avere una soluzione necessita di diversi interventi tutti però non sufficienti se alla base non c’è l’educazione culturale adatta al contesto. Occorrono trasporti efficienti. Spazi verdi curati per ricrearsi. Architetture che si basano nel far incontrare le opportunità creative e servizi di ogni tipo al passo con i tempi. Quest’ultimo apparentemente sembra un pensiero scontato ma non lo è perché basta osservare l’Italia per capire che rispetto al resto del Mondo in molte cose siamo troppo in ritardo. Troppo. Se soltanto si insegnasse la creatività oggi molte persone che non trovano risposte avrebbero un’opportunità in più, una possibilità in più rispetto ad un percorso “normale”. Ed è per questo che è indispensabile insegnare nelle scuole: la musica, la filosofia, la scrittura, l’arte e l’impresa. Basterebbe concentrare lo studio sulla formazione di caratteri e di atteggiamenti anziché di solo nozionismo per cambiare gli individui. Basterebbe una nuova forma culturale basata sul dissenso, la critica e il coraggio per cambiare l’Italia. Basterebbe così “poco” per provare a vincere contro le ingiustizie provenienti da diversi colpevoli. Basterebbe così poco per scoprire finalmente l’orgoglio di essere italiani.

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