Header Top
Logo
Lunedì 26 Ottobre 2020

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
colonna Sinistra
Martedì 8 gennaio 2019 - 17:34

Babbo Natale nell’era del consumismo

Babbo Natale nell’era del consumismo

Roma, 8 gen. (askanews) – (di Lucia Ori, 17 anni)

Il più alto rappresentante dello spirito natalizio è un vecchietto barbuto e canuto, grasso, con il sorriso sempre sul viso e l’indistinguibile colore rosso della sua veste orlata di bianco. Questi colori sono diventati i simboli del buon caro Babbo Natale, che ogni anno sale sulla sua slitta a distribuire regali ai bambini e a mangiare latte e biscotti che noi amorevolmente prepariamo per lui.

Babbo Natale ha molti “sponsor”: pochi sanno che il buon vecchio San Nicola da Bari è stato raffigurato più volte nei manifesti pubblicitari della Coca-Cola fin dagli anni 30 del Novecento, marchio del quale riprende il colore. Babbo Natale è diventato poi soggetto delle pubblicità di molti altri marchi, fino ad essere oggi il soggetto della maggior parte degli spot televisivi nel periodo natalizio. Insomma, Babbo Natale è la personificazione del consumismo, connettendo l’acquisto di oggetti con l’unione famigliare e creando nell’immagine comune una stretta correlazione tra felicità e consumo. La conseguenza di tutto ciò è l’acquisto sfrenato di oggetti.

Se poi ci pensiamo bene la storia non è tutta qui. Babbo Natale nella sua fabbrica di giocattoli al Polo Nord non può fare tutto da solo e si circonda di piccoli elfi, che per tutto l’anno producono i doni per i bambini buoni di tutto il mondo. Se prima i regali erano piccoli giocattoli di legno fatti a mano e i bambini si accontentavano di un regalo, che utilizzavano e custodivano come se fosse il più grande tesoro presente sulla Terra, oggi le cose sono molto cambiate.

Non ci accontentiamo più di un solo regalo, ma ne vogliamo tanti e di marche ben precise. I regali poi si accumulano sempre di più, le letterine a Babbo Natale diventano sempre più lunghe e pretenziose. I ragazzi si dimenticano quasi subito dei doni ricevuti ogni anno e ne vogliono sempre di nuovi e sempre di più.

Il povero Babbo non può più fare solo affidamento sui suoi piccoli e fedeli elfi, che nel frattempo hanno scoperto che esistono i sindacati e i diritti del lavoratore, quindi va in paesi come l’Africa, l’Asia, il Sud America e l’India, dove la mano d’opera è abbondante e la gente per lavorare si accontenta di poco, dove i ritmi di lavoro sono estenuanti, le condizioni di lavoro sono all’estremo e i maltrattamenti sono all’ordine del giorno.

In questo contesto è doveroso parlare di delocalizzazione delle industrie, cioè dello spostamento delle sedi delle industrie dai paesi come Europa e America, dove ci sono chiari diritti per il lavoratore, nonché un salario minimo che alza notevolmente i costi di produzione, a paesi del terzo mondo, dove il concetto di diritto è molto poco delineato. Ma quello che ha fatto Il Babbo Natale imprenditore dell’era consumista, non è un caso isolato. La maggior parte delle grandi industrie, anche importanti marchi italiani, hanno spostato le loro fabbriche nei paesi in miseria per poter ridurre i costi di produzione, riducendo i costi della mano d’opera.

I nuovi elfi di Babbo Natale sono bambini: Quegli stessi bambini che dovrebbero ricevere i regali dal buon vecchietto. I bambini tra i 5 e i 15 anni che lavorano nel mondo sono circa 150 milioni, in alcuni paesi come la Cina rappresentano un essenziale risorsa produttiva. Lo sfruttamento dei bambini arriva perfino a trasformarli in schiavi per ripianare i debiti delle famiglie di appartenenza, come accade in India, dove i bambini lavoratori sono circa 60 milioni, nonostante sia difficile attuare veri e propri controlli a causa del clima di corruzione presente nel paese.

Gli orfani e i ragazzi di strada, in Brasile 10 milioni, sono quasi automaticamente messi a lavorare, in un paese dove nelle città più grandi il 30% dei bambini lavora, paradosso se si considera che il Brasile è l’ottava potenza industriale del mondo ma con il 2% della popolazione che detiene il 60% delle terre.

Tutto questo sembra lontano anni luce da noi ma molti dei grandi marchi che fanno parte del nostro guardaroba o dei giocattoli che puntualmente Babbo Natale ci lascia sotto l’albero o gli apparecchi di alta tecnologia, sono prodotti di enormi multinazionali che sfruttano i bambini sottopagati e maltrattati per ottenere il prodotto che noi paghiamo molto di più di quello che dovrebbe essere il costo effettivo.

Il Natale non è solo un momento di manifestazione estrema del consumismo occidentale, ma deve essere anche un momento di riflessione sui veri valori che tengono uniti famiglie e società. In una realtà fatta di buonismo è necessario rendersi conto che i veri valori che il Natele porta con sé andrebbero rispettati in tutto il mondo e per tutti i bambini del mondo. La giustizia sociale non deve essere solo un valore proclamato a parole e non a fatti, ma deve essere invece perseguita e cercata da tutti, industrie in primis.

Nel 2019, invece che potare un sacco di regali sulla sua slitta il buon Babbo Natale porterà un po’ meno doni ai bambini occidentali e un po’ più di diritti, che con fatica abbiamo ottenuto nella nostra società, ai paesi che per colpa del consumismo sono impossibilitati a raggiungere.

CONDIVIDI SU:
articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra

Torna su