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Lunedì 24 dicembre 2018 - 11:53

Estranei di un mondo già nostro

Estranei di un mondo già nostro

Roma, 24 dic. (askanews) – (di Elio Scocco, 18 anni)

Millennials. Ci chiamiamo così, siamo le ragazze e i ragazzi del nuovo millennio. Siamo i fenomeni della Rete, i padroni dei social network e non sappiamo la differenza tra governo e parlamento. O chi sia l’attuale Presidente della Repubblica. Rido quando, dopo averlo chiesto a un mio coetaneo, lo stesso mi risponde: “Salvini!”. Per quanto il segretario della Lega sia importante, sentirsi dare certe risposte fa riflettere, e non poco. Ragazzi di diciotto anni che tra poco andranno a votare alle Europee che, in sostanza, non conoscono nulla di politica o di attualità. È desolante arrivare a scuola e vedere che ci sono molti ragazzi ai quali la parola “Strasburgo” non ricordi nulla, né il Parlamento Europeo né l’attentato di pochi giorni fa (e quest’ultimo è ben più grave).

Ma com’è possibile? Come può essere possibile che un diciottenne sia così disinformato? Fossero pochi sarebbe comprensibile, ma sono moltissimi i giovani che non riescono a recepire conoscenze o notizie e farle proprie. È una situazione disarmante: noi giovani, che dovremmo essere capaci di guardare più in là, non riusciamo nemmeno a vedere ciò che accade ogni giorno sotto gli occhi di tutti. Perché siamo così tanto lontani dalla realtà?

I social network sono diventati dei mass media capaci d’influenzare le idee di una larga parte della popolazione; la politica sempre più sta cercando di raccogliere consensi grazie ai social. Le notizie sono veicolate in un tempo rapidissimo. I giovani passano gran parte del proprio tempo proprio sui loro smartphone, eppure non leggono nessuna notizia. Immersi in un mare d’informazioni, moltissimi millennials non ne colgono che una minima parte. Non siamo più nell’epoca del “comprati un giornale” o del “guarda il Tg in televisione”, ora il modo più veloce per raccogliere news è Internet. Ciò che si è perso sempre più è la cultura dell’informazione, la quale dovrebbe nascere dalla curiosità intrinseca a ognuno di noi di comprendere il proprio tempo. C’è in tutti noi, ça va sans dire, il desiderio di cambiare il mondo, ma come riuscire nell’impresa se non lo conosciamo nemmeno?

Tutto questo ha un fondamento, radicato nella morale che ci è stata trasmessa da molti adulti, secondo cui la politica è tutto uno schifo e non va considerata. Non è un semplice scaricare le colpe sulle generazioni precedenti, è un dato di fatto e un problema assai grave anche tra i più grandi. Il giovane ragazzo, essendo così educato al disprezzo della cosa pubblica, tende poi ad allargare la sfera della propria indifferenza anche all’attualità. E non solo. Ricordo una conversazione con una mia amica compagna di classe; io parlavo di gender gap e della condizione delle donne in Italia, e a un certo punto le ho fatto una domanda sul femminismo: “Non lo so Elio, io non m’interesso di politica come te” è la risposta che ho ricevuto. Noi saremo il futuro, ma dobbiamo renderci conto che adesso siamo anche il presente. E dobbiamo viverlo da protagonisti.

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