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Venerdì 14 dicembre 2018 - 13:24

Mafia Capitale, Buzzi: con Alemanno sindaco persi 5 milioni

Testimonianza del cosiddetto 'ras delle cooperative'

Roma, 14 dic. (askanews) – “Nel 1993 con la vittoria di Rutelli alle elezioni di Roma la situazione per noi divenne favorevolissima, i nostri amici diventarono assessori. Per l’evento del Giubileo noi ci siamo occupati della pulizia del verde. Quando è arrivato Veltroni siamo cresciuti ancora di più, fino al 2008. Con l’arrivo di Alemanno in Campidoglio invece il nostro fatturato è sceso di 5 milioni, passando da 8 a tre milioni e per questo scendemmo in piazza con le cooperative contro la nuova amministrazione capitolina. Prima di Alemanno noi eravamo i pretoriani dell’amministrazione, poi con lui sindaco la situazione cambiò”. Così ha detto il cosiddetto ‘ras delle cooperative’ Salvatore Buzzi, in collegamento in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo, nel corso della sua testimonianza nel processo che vede imputato l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, accusato di corruzione e finanziamento illecito.

Buzzi per ‘Mafia Capitale’ è stato condannato in appello a 18 anni e quattro mesi. “Da Rutelli in poi ho contribuito a tutte le campagne elettorali, ho finanziato tutti, solo al al Pd ho dato 380 mila euro”, ha continuato. “Nell’intercettazione in cui mi si sente dire che con Alemanno sindaco ‘eravamo a cavallo’ mi riferivo al contorno, non a lui direttamente, perché avevamo dalla nostra parte Franco Panzironi, ex direttore generale di Ama, che era corrotto, il quale mi obbligò a fare finanziamenti alla fondazione di Alemanno, sempre tramite altre cooperative, mai direttamente con la ’29 giugno’. Le tangenti le davo a Panzironi, ma Alemanno non era da considerarsi ‘comprato’, lui lo avrò incontrato 1 o 2 volte”.

Alemanno, presente in aula, è accusato di atti contrari ai doveri d’ufficio. Avrebbe ricevuto soldi da Buzzi, nel periodo che va dal 2012 al 2014 – sostengono in pratica i pm – Si tratterebbe, secondo l’accusa, di 75mila euro per cene elettorali, di 40mila a titolo di finanziamento alla Fondazione Nuova Italia di cui Alemanno era presidente, e di circa 10mila euro in contanti.

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