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Sabato 13 ottobre 2018 - 11:46

Milano, Famiglie Arcobaleno a Sala: passare dalle parole ai fatti

La denuncia dell'associazione: trascrizioni sospese da mesi
Milano, Famiglie Arcobaleno a Sala: passare dalle parole ai fatti

Milano, 13 ott. (askanews) – Rendere Milano una città davvero aperta alla cosiddette a tutte le famiglie. E’ l’appello lanciato da “Famiglie Arcobaleno”, associazione di gentori omossessuali, al sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che su questo fronte dovrebbe “passare dalle parole ai fatti”

Secondo l’associazione, infatti, da alcuni mesi il Comune di Milano ha sospeso la trascrizione dei certificati di nascita stranieri di bambini con due padri, nonostante l’orientamento di alcuni Tribunali italiani che hanno imposto agli uffici comunali di muoversi in tal senso e la presa di posizione dei sindaci di altre città ancora che hanno deciso in autonomia di siglare l’atto.

“Proprio perché conosciamo e apprezziamo l’attenzione che da sempre la giunta Sala, e prima ancora quella Pisapia, riserva alle persone Lgbt – spiega la presidente dell’associazione, Marilena Grassadonia – troviamo stupefacente la ritrosia della giunta a muoversi su una strada già intrapresa da molti sindaci e la cui piena legittimità è stata più volte certificata dai tribunali. Da mesi i nostri soci attendono invano una risposta e se ci siamo infine decisi a un appello pubblico è perché siamo ancora convinti che la situazione si possa sbloccare. Basta però rinvii e incontri interlocutori: il mancato riconoscimento sta rendendo la vita di molte famiglie difficile. Ci è stato detto che gli uffici aspettano un parere dell’Avvocatura di Stato, e quindi la sentenza della Cassazione a sezioni unite sul cosiddetto ‘caso Trento’. Ma il Comune, se c’è la volontà politica, può muoversi da subito. Chiediamo a Sala di dirci chiaramente se questa volontà politica c’è. Lo abbiamo ringraziato e lo ringraziamo ancora per i riconoscimenti delle famiglie con due madri, ma come associazione chiediamo che i diritti siano diritti per tutti. I bambini e le bambine non possono essere discriminati sulla base di come sono nati”.

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