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Venerdì 12 ottobre 2018 - 08:18

Entro domani il verdetto finale sul delitto di Yara Gambirasio

Lo dice l'avvocato di Massimo Bossetti, unico imputato per l'omicidio della 14enne
Entro domani il verdetto finale sul delitto di Yara Gambirasio

Milano, 12 ott. (askanews) – La sentenza è attesa già stasera sera o, al più tardi, sabato mattina. E’ il pronostico dell’avvocato Claudio Salvagni, storico difensore di Massimo Bossetti insieme al collega Paolo Camporini, in vista dell’udienza in Cassazione sul delitto di Yara Gambirasio. In ballo c’è il destino di Bossetti, unico imputato per omicidio pluriaggravato: secondo due diversi collegi giudicanti in due diversi gradi di giudizio, fu lui a uccidere la 13enne di Brembate di Sopra, comune della cosiddetta isola Bergamasca.

Accusa respinta dal carpentiere di Mapello che si è sempre proclamato innocente. Le sue speranze sono legate al verdetto dalla Suprema Corte.

L’appuntamento davanti ai giudici in ermellino di Piazza Cavour è fissato per le 10 del mattino. Prima ci sarà un’altra causa da trattare. Appena aperta l’udienza, parlerà la pubblica accusa, dopo la requisitoria la parola passerà ai difensori. Infine il collegio si ritirerà in camera di consiglio, comunicando alle parti giorno e ora della lettura della sentenza. Difficile fare previsioni sui tempi del verdetto: secondo la difesa, potrebbe arrivare già stasera, ma tutto dipende dalle valutazioni dei giudici. Tre gli scenari possibili: conferma della condanna all’ergastolo che dunque diverrebbe definitiva, annullamento “secco” o annullamento con rinvio. In quest’ultimo caso il processo tornerebbe indietro per un appello bis che però verrebbe celebrato a Milano e non più a Brescia, dal momento che l’unica sezione della Corte d’Assise d’Appello del Tribunale si è già pronunciata sul muratore di Mapello e si è resa dunque incompatibile con un nuovo giudizio.

I difensori di Bossetti torneranno a insistere con la richiesta della “super perizia”, finora sempre negata, necessaria a loro dire per chiarire ogni dubbio sul profilo genetico (classificato inizialmente come “Ignoto 1”) rintracciato sugli indumenti della 13enne e attribuito al muratore di Mapello dopo anni di indagini e oltre 25 mila campioni genetici estrapolati tra gli abitanti della zona. Una prova definita “granitica” dai giudici del primo grado di giudizio e sufficiente per inchiodare Bossetti come killer di Yara. Una traccia anomala e incompleta, invece, secondo la difesa, dal momento che “Ignoto 1”, oltre a dna nucleare perfettamente corrispondente a quello del muratore, presentava anche tracce di dna mitocondriale rimasto senza identità. Ci sono poi altri indizi contro Bossetti: le tracce di fibre tessili trovate sugli indumenti di Yara e compatibili con quelle dei sedili del suo furgone, le immagini delle telecamere di sorveglianza di Brembate Sopra dove si vede un Fiat Daily molto simile al suo che si aggirava intorno alla palestra del paese nel giorno e nell’ora in cui scomparve la 13enne. E ancora, le mini-sferette di metallo trovate sul corpo della vittima e uguali a quelle rintracciate sull’autocarro, il suo telefono “agganciato” dalla cella di Brembate un’ora prima della scomparsa di Yara. Prove e indizi che, messi insieme, sono bastati per condannare Bossetti all’ergastolo come killer della 13enne.

Yara scomparve il 26 novembre 2011. Lei, appassionata di ginnastica ritmica, era appena uscita dalla palestra del paese e, stando a quanto ricostruito, sarebbe salita a bordo del furgone di Bossetti, portata in una zona appartata e massacrata con crudeltà. Infine fu abbandonata, agonizzante, in un campo della zona industriale Chignolo d’Isola, piccolo centro della zona. Lo stesso luogo dove, esattamente tre mesi più tardi, il 26 febbraio 2011, il cadavere venne ritrovato praticamente per caso da un aeromodellista che si trovava lì per fare volare il suo mezzo telecomandato. Bossetti fu arrestato nel giugno 2014, a quasi 4 anni dalla scomparsa della giovane ginnasta. Gli inquirenti coordinati dal pm Letizia Ruggeri sono risaliti a lui dopo aver individuato in Giuseppe Guerinoni, autista di bus della Val Seriana deceduto nel 1999, il padre naturale di “Ignoto 1”. Gli accertamenti genetici effettuati sui suoi figli legittimi diedero tutti esito negativo. Apparve subito chiaro agli investigatori che l’assassino doveva essere un figlio illegittimo. Si arrivò a Bossetti dopo una comparazione tra “Ignoto 1” e il dna di Ester Zaruffi, madre naturale del carpentiere.

Fcz/Int9

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