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Giovedì 11 ottobre 2018 - 14:38

Il carabiniere confessa: così abbiamo pestato Cucchi

"Spinsi Di Bernardo, ma D'Alessandro colpì con un calcio"
Il carabiniere confessa: così abbiamo pestato Cucchi

Roma, 11 ott. (askanews) – “Gli dissi ‘basta, che cazzo fate, non vi permettete'”. Così ha detto il carabiniere Francesco Tedesco ai suoi colleghi Di Bernardo e D’Alessandro mentre uno “colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto” e l’altro “gli dava un forte calcio con la punta del piede”.

Secondo Tedesco “fu un’azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore”.

Tedesco ha poi aggiunto: “spinsi Di Bernardo, ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra”.

Tedesco, in tre diversi interrogatori ha ricostruito quanto avvenne al giovane geometra dopo l’arresto per spaccio. La sostanziale novità è stata resa nota dal pm Giovanni Musarò in apertura dell’udienza davanti ai giudici della I Corte d’Assise di Roma. Insomma il 20 giugno scorso, Tedesco ha presentato una denuncia sulla vicenda, a seguito della quale, tra luglio e ottobre è stato sentito tre volte dai magistrati.

Durante gli interrogatori, ha detto in udienza Musarò, Tedesco ha chiamato in causa tutte le persone imputate nel processo: “secondo quanto messo a verbale da Tedesco, Roberto Mandolini sapeva fin dall’inizio quanto accaduto – dice il pm – Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro furono gli autori del pestaggio su Cucchi e Vincenzo Nicolardi, quando testimoniò nel primo processo, mentì perché sapeva tutto e ne aveva parlato in precedenza con lui”.

C’è poi una annotazione di servizio redatta dallo stesso Tedesco il giorno della morte di Cucchi e da lui inviata alla stazione Appia dei carabinieri. Il documento “assolutamente importante per la ricostruzione dei fatti, è stato sottratto” e non ce n’è più traccia. “Dove sta?”.

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