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Mercoledì 3 ottobre 2018 - 13:05

Come funziona il modello Riace (case, moneta unica e lavoro)

Nato nel 2004, è stato un esempio di integrazione
Come funziona il modello Riace (case, moneta unica e lavoro)

Riace, 3 ott. (askanews) – Dal ritrovamento nel 1972 dei Bronzi a paese simbolo dell’accoglienza. Riace, piccolo centro della provincia jonica reggina, negli ultimi anni con l’elezione del sindaco Domenico Lucano, è divenuta la cittadina con la maggiore presenza e la più efficace integrazione di immigrati e richiedenti asilo non solo sul territorio calabrese ma, in tutt’Italia. Un vero e proprio “modello” al cui fianco si sono schierati intellettuali, esponenti del mondo dell’associazionismo, e diversi politici, almeno questo prima dell’insediamento al ministero degli Interni di Matteo Salvini.

Oggi questo “modello” è stato travolto dall’inchiesta della procura di Locri, denominata “Xenia” e il primo cittadino Lucano è finito agli arresti domiciliari. Gli inquirenti, anche se l’accusa più grave non ha retto al vaglio del gip, hanno passato al setaccio decine e decine di documenti che minerebbero la liceità del progetto. Un progetto che però ha fatto ottenere proprio al primo cittadino nel 2016 l’inserimento da parte della rivista “Fortune” tra i 50 leader più influenti al mondo. “Io non sono un eroe – ha sempre dichiarato Lucano – mi ritengo una persona di buon senso. E aiutare chi non ha mezzi e fortuna è doveroso da parte delle Istituzioni”.

Il “modello” Riace nasce infatti nel 2004 e, mentre il paese rischiava lo spopolamento urbano, è passato in poco tempo ad ospitare oltre sei mila cittadini stranieri provenienti da diverse nazioni, perlopiù africane. I migranti alloggiano in appartamenti indipendenti. Con un mutuo di 51mila euro erogato da Banca Etica si è intervenuti infatti, su case abbandonate da decenni. La vera integrazione, oltre alle politiche abitative, si è registrata anche e soprattutto attraverso il lavoro ed in particolare i mestieri propri del piccolo borgo. “Dignità” è stata sempre questa la parola cardine del progetto riacese. Per permettere l’autonomia e l’integrazione di ogni singolo migrante il Comune ha dato il via anche alla “circolazione” di una moneta esclusiva, usata dai cittadini stranieri però solo nei negozi riacesi ed utile ad acquistare cibo, vestiti e ricariche telefoniche. L’assistenza sanitaria è gratuita. Un ginecologo e un pediatra infatti, visitano in un ambulatorio medico tutti gli abitanti del paese.

I bambini frequentano sia la scuola che l’asilo, quest’ultimo finanziato dalla Regione Calabria che nel 2017 ospitava 30 minori, tutti di diversa nazionalità, dando lavoro a 14 operatori. Le scuole (primaria, elementare e media) sono attive e multietniche allo stesso modo, così come anche il doposcuola. All’inizio dell’anno è stata inaugurata una fattoria didattica dove la gente del luogo lavora insieme ai migranti allevando animali e coltivando prodotti della terra con metodi equi e sostenibili. In tanti poi, lavorano nei piccoli laboratori artigianali, come quelli tessili e di ceramica. Ma non finisce qua. Gli immigrati sono impiegati anche nei bar e panetterie della zona e nel sistema di raccolta differenziata “porta a porta”; ed è proprio sul questo servizio che gli inquirenti contestano le irregolarità al sindaco Lucano.

Il primo cittadino, durante la guida dell’ente, ha disposto l’assunzione di circa settanta mediatori culturali facenti parte del sistema Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), nato proprio per proporre, oltre le misure di assistenza e di protezione ai singoli beneficiari, il processo di integrazione sociale ed economica di cui Riace si fa promotrice.

Sulla scia dell’esperienza di Riace, in questi anni i Comuni della Locride hanno aperto le porte ai profughi. Gioiosa Jonica, Stignano, Benestare, Africo e altri. Nel 2017 erano 194 i Comuni che in tutta la Calabria hanno aderito al sistema di accoglienza dei migranti Sprar. Negli ultimi mesi il ministero dell’Interno e la Prefettura reggina hanno però “tagliato” decisamente i fondi a quest’iniziativa tanto da indurre lo stesso Lucano ad attuare uno sciopero della fame, prolungato per oltre 30 giorni. Da ultimo il nuovo “decreto sicurezza”, varato dal ministro dell’Interno Salvini, cancellerebbe- una volta approvato- questo sistema basato non più su politiche integrative bensì su politiche di controllo e repressive. Da “borghi di accoglienza” si passerebbe di fatto a “centri di smistamento”; oltre decreto “salviniano” l’arresto odierno di Lucano potrebbe ufficialmente far “tramontare” il sole sul “modello Riace”.

Krc/Cro/Int5

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