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Mercoledì 26 settembre 2018 - 11:12

Nucleare, Anci: subito pubblicazione Carta siti idonei per deposito

Battaglia (sindaca Caorso): lo chiediamo con forza

Roma, 26 set. (askanews) – “Accelerare sulla pubblicazione della Carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale, indipendentemente dal Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, così da consentire ad Anci, governo ed alla Sogin di avviare una serie di incontri formativi per preparare la popolazione al percorso partecipativo necessario all’individuazione del sito per il Deposito nazionale dei residui nucleari”. E’ la principale richiesta avanzata dall’Anci durante l’audizione svolta ieri pomeriggio davanti alla commissione Industria del Senato, sul tema della gestione e messa in sicurezza di rifiuti nucleari sul territorio nazionale. A rappresentare l’Associazione (leggi il documento presentato) erano presenti Roberta Battaglia, sindaca di Caorso e coordinatrice della Consulta dei Comuni sedi di impianti nucleari, il vicesindaco di Caorso Fabio Callori, Vito Agresti sindaco di Rotondella e Paolo Mancioppi, assessore all’Ambiente del Comune di Piacenza.

“Chiediamo con forza la pubblicazione della Carta e l’apertura del dibattito sulla localizzazione del deposito, tanto più che – ha sottolineato Battaglia – l’iter per la sua realizzazione richiederà molti anni. I cittadini, specie quelli vicini agli attuali siti temporanei sono preoccupati e temono – ha aggiunto la coordinatrice Anci – di trovarsi davanti a soluzioni di lunga permanenza”. Vi è poi il problema delle scorie nucleari trattate all’estero: “Per queste sostanze vanno subito individuate soluzioni alternative per evitare che, in attesa del Deposito nazionale, tornino nei siti di loro originaria provenienza”, ha spiegato Battaglia. La sindaca di Caorso ha anche evidenziato i ritardi accumulati nel percorso di individuazione del sito nazionale. “Questo è anche dovuto al depotenziamento dell’Ispettorato per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN) che ha completato solo il 26% delle procedure avviate”.(Segue)

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