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Sabato 15 settembre 2018 - 17:38

Papa: come mafia anche tra noi c’è voglia vendetta non cristiana

Mettere zizzania, provocare divisioni, sparlare, chiacchierare
Papa: come mafia anche tra noi c’è voglia vendetta non cristiana

Roma, 15 set. (askanews) – Il sacerdote deve essere un “uomo del perdono” ma “quante volte nelle comunità religiose non c’è il perdono, ma il chiacchiericcio, le gelosie”. Così Papa Francesco nell’incontro con sacerdoti, religiosi e seminaristi nella cattedrale di Palermo.

“Il sacerdote è portatore della pace di Gesù: benevolo, misericordioso, capace di perdonare gli altri come Dio li perdona per mezzo suo. Porta concordia dove c’è divisione, armonia dove c’è litigio, serenità dove c’è animosità. Ma se il prete è un chiacchierone, anziché concorda porterà divisione, guerra, tante cose che farà che il presbitero finisca diviso, fra loro e col vescovo”.

“Tutti sappiamo che non è facile perdonarci fra noi: ‘me l’hai fatta, me la pagherai’: non nella mafia, nelle nostre comunità e nei nostri presbiteri, anche quello è così”. E invece “va alimentato il desiderio di unire, secondo Dio; non di dividere, secondo il diavolo. Quando c’è divisione c’è il diavolo, lui è il grande accusatore. Nel presbiterio e nella comunità vanno accettati i fratelli e le sorelle, lì il Signore chiama ogni giorno a lavorare per superare le divergenze. E questo è parte costitutiva dell’essere preti e consacrati. Non è un accidente, appartiene alla sostanza. Mettere zizzania, provocare divisioni, sparlare, chiacchierare non sono ‘peccatucci che tutti fanno’: è negare la nostra identità di sacerdoti, uomini del perdono, e di consacrati, uomini e donne di comunione”. E ancora: gelosie, chiacchiere, è da “criminale, perché ammazzi il fratello con la lingua, e queste non sono parole mie lo dice l’apostolo Giacomo. Anche le comunità religiose possono ascoltare messa tutti i giorni e comunicarsi ma con l’odio nel cuore verso il fratello e la sorella”.

“Sempre va distinto l’errore da chi lo commette, sempre vanno amati e attesi il fratello e la sorella. Pensiamo a don Pino, che verso tutti era disponibile e tutti attendeva con cuore aperto, pure i malviventi”.

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