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Venerdì 14 settembre 2018 - 16:10

Caso Vannini, Ciontoli: devo e voglio pagare per quanto fatto

"Resta solo il rimorso di quanto di bello Marco è stato"

Roma, 14 set. (askanews) – “Io l’ergastolo l’ho già sulle spalle, nessuna sentenza potrà punirmi se non solo materialmente. L’unico scopo della mia vita ora è quello di poter stare vicino ai miei familiari, a Viola e alla sua famiglia che sono vittime di me stesso. E poi, come già detto, continuare a desiderare un piccolo segnale da parte dei genitori del povero Marco, per poter stare vicino alla loro sofferenza e unirci al loro immenso dolore”. Così ha spiegato in una intervista al Dubbio, Antonio Ciontoli condannato lo scorso 18 aprile a 14 anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale, in relazione alla morte di Marco Vannini. I giudici hanno anche dato 3 anni, per omicidio colposo, alla moglie Maria e i figli Martina e Federico. E’ stata invece assolta la fidanzata di quest’ultimo, Viola Giorgini.

Ciontoli per la prima volta rilascia ad un quotidiano la sua versione dei fatti. Il giornale chiede: “Tanti la accusano per aver pensato solo a se stesso in quelle fasi, chiedendo ai medici di non menzionare il proiettile, altrimenti avrebbe perso il suo posto di lavoro”. E Ciontoli risponde: “In quei momenti ho pensato di tutto, anche al mio lavoro, e anche al concorso che Marco avrebbe dovuto fare dopo due mesi dall’accaduto. Io ho accompagnato Marco in tanti concorsi perché lui voleva fare il militare, il suo sogno era fare il pilota. Doveva fare delle visite mediche e ho pensato anche a questo: una ferita al braccio avrebbe potuto compromettere l’ammissione al concorso. In quei momenti ho pensato ad un migliaio di cose. Le condizioni di Marco erano asintomatiche e ciò ha indotto in errore anche i sanitari del pronto soccorso. Se, come dicono tutti, fossi stato cosciente del fatto che Marco stava morendo la prima cosa che avrei fatto sarebbe stata proprio quella di salvarlo da subito. Invece per me le sue condizioni non erano gravi”.

“Io devo e voglio pagare per ciò che ho commesso ma rifiuto con tutte le mie forze l’etichetta di mostri che ci hanno appiccicato ‘persone’ che, celandosi dietro il diritto/dovere di cronaca, stanno sfruttando la tragedia solo per ritagliarsi uno squarcio di visibilità e lo share televisivo. Su di me pesa una responsabilità enorme. Ora sto andando avanti con gli psicofarmaci, la psicanalisi e con l’amore della mia famiglia. Non sono né un assassino, né un criminale, né un delinquente. Io sono una persona normalissima che ha fatto un errore e per questo sta pagando e pagherà per tutta la sua vita, fino a quando Dio mi darà la forza di continuare ad amare, fino al mio ultimo respiro”. (Segue)

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