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Venerdì 18 maggio 2018 - 15:51

Medicina estetica, Sime: No a botox market.Affidarsi a specialisti

Bartoletti: rischi e complicanze in agguato
Medicina estetica, Sime: No a botox market.Affidarsi a specialisti

Roma, 18 mag. (askanews) – “La medicina estetica non è botox market. E’ una scienza medica esatta che deve affondare le proprie radici nella ricerca scientifica e ha il rigore scientifico di qualsiasi altra branca medica”. Lo ha ribadito oggi Emanuele Bartoletti, presidente della Società Italiana di Medicina Eststica, Direttore della Scuola Internazionale di Medicina Estetica della Fondazione Fatebenefratelli di Roma, aprendo nella Capitale il Congresso nazionale Sime. “I trattamenti devono essere eseguiti come trattamenti medici – ha chiarito – non si può fare carne da macello dei pazienti”, ha sottolineato facendo riferimento ai sempre più numerosi casi di pazienti che si rivolgono all’ambulatorio per la gestione di complicanze da filler aperto al Fatabenefratelli Isola Tiberina.

No ai botox party, più volte denunciati, o alle “sedute di botulino catena-di montaggio” perchè “gli interventi devono essere eseguiti da medici competenti capaci di approcciare il paziente e intervenire dopo visite mediche approfondite. Capaci soprattutto di saper dire di no”. Ma, avverte il professore, “deve essere prima di tutto il paziente a pretendere di essere trattato come tale e non come una cavia. Perchè le complicanze possono essere gravissime. E si può rimanere sfregiati per tutta la vita”.

“All’ambulatorio del Fatebenefratelli trattiamo anche 15 pazienti a settimana: persone che sono state inviate in ospedale dal medico di base, o addirittura da chi ha praticato l’intervento estetico, colleghi che hanno difficoltà nel riconoscimento o nella gestione dell’evento avverso – spiega Gloria Trocchi che insieme a Bartoletti gestisce la struttura dedicata dell’Isola Tiberina e che è vicepresidente Sime – spesso i pazienti neanche sanno che tipo di sostanze sono state iniettate loro”. “Sono cambiati i prodotti e sono cambiate le zone sulle quali si interviene”, col risultato che le complicanze sono sempre in agguato “e sono in aumento – riferisce la professoressa – per questo abbiamo deciso di creare altri centri di riferimento in altre regioni d’Italia, dalla Sicilia alla Lombardia”.

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