Header Top
Logo
Lunedì 24 Settembre 2018

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Cronaca
  • Vinitaly, indagine Imt-Nomisma: cibo e vino binomio vincente export

colonna Sinistra
Lunedì 16 aprile 2018 - 18:44

Vinitaly, indagine Imt-Nomisma: cibo e vino binomio vincente export

In 4 paesi 18 mld di food and wine made in Italy (45% del totale)
Vinitaly, indagine Imt-Nomisma: cibo e vino binomio vincente export

Roma, 16 apr. (askanews) – Viaggia sul binario “cibo e vino” l’alta velocità dell’export enologico made in Italy. Ad evidenziarlo oggi a Vinitaly, con un’analisi della geografia dell’export agroalimentare italiano, il convegno “Vino e agroalimentare, la ricetta vincente del nostro export”, organizzato dall’Istituto marchigiano di tutela vini. Secondo le elaborazioni di Nomisma Wine Monitor, infatti, tra il 2007 e il 2017 le esportazioni delle due categorie merceologiche hanno registrato andamenti pressoché paralleli, con valori delle vendite che sono aumentati nel decennio rispettivamente del 68% (agroalimentare) e del 69% (vino), ed è proprio dove c’è cibo italiano che trova più fertile mercato anche il vino tricolore. Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Francia, che assorbono complessivamente il 56% delle esportazioni di vino, sono anche le 4 principali destinazioni dell’agroalimentare, con quasi la metà della quota export (45%, per un valore complessivo di 18 miliardi di euro) e circa il 30% dei ristoranti italiani fuori dai confini.

Caso paradigmatico gli Usa, dove i nostri prodotti hanno trovato la collocazione ideale proprio a tavola, in un matrimonio “cibo e vino” capace di parlare autenticamente italiano ai consumatori americani. E a dimostrarlo sono i numeri, che incoronano gli Stati Uniti il primo mercato per il vino (23% la quota export a stelle e strisce, 1,6 miliardi di euro) e per la ristorazione italiana all’estero (17% dei ristoranti), e il secondo per l’agroalimentare (11%), ma con un potenziale che rimane ancora inespresso. “La forza comunicativa della nostra cucina viene spesso data per scontata – ha detto Alberto Mazzoni, direttore del maxiconsorzio marchigiano – ma anche la survey presentata ieri al convegno inaugurale di Vinitaly ci ha ricordato che quasi un terzo dei consumatori americani ci chiede di puntare ancora di più sull’abbinamento vino e cibo. E si tratta del mercato più maturo”. “Ma anche se chiediamo in tre piazze diverse come Regno Unito, Cina ed Emirati Arabi quale sia il settore più rappresentativo del made in Italy – ha aggiunto Mazzoni – la risposta è sempre la stessa: per il 40% cibo e vino riescono a comunicare la nostra cultura meglio della moda, dell’automotive e dell’arredamento-design”. Ed “è su queste basi che abbiamo fondato la nostra scommessa con Food Brand Marche, un marchio unico per promuovere il territorio attraverso le eccellenze dell’agroalimentare, a partire dal Verdicchio, che quest’anno festeggia anche il 50° dal riconoscimento della Doc”.

In particolare, per quanto riguarda le Marche, nel decennio 2007-2017 il vino della Regione è cresciuto all’estero del 41%, a fronte di un aumento del 56% dell’agroalimentare, di cui rappresenta il prodotto trainante con un quinto del valore dell’export. Ma il binomio food&wine è sempre più una variabile decisiva anche per il turismo, in particolare quello del Belpaese. Più della metà dei turisti italiani (52%), infatti, riconosce nell’offerta enogastronomica marchigiana uno dei maggiori punti di forza della regione, al 2° posto dopo i borghi e le città d’arte, e con un impatto economico pari a 355 milioni di euro (dato 2016). “Tra i vini – ha spiegato ancora il direttore del maxiconsorzio marchigiano – è sicuramente il Verdicchio dei Castelli di Jesi il prodotto trainante, conosciuto dal 64% dei visitatori, che in 4 casi su 10 finiscono anche per acquistarlo”. Campione di qualità per le principali guide enologiche del Paese, con 107 vini premiati nel 2017 e ben 255 etichette con i massimi punteggi tra il 2014 e il 2018, il Verdicchio è anche uno dei prodotti più amati e versatili nel matrimonio con la cucina. Un’indagine Imt infatti ne conferma la presenza nel 67% dei ristoranti (l’83% nell’alta ristorazione) con in media 3 o 4 etichette, scelto in più della metà dei casi anche per la versatilità nell’abbinamento delle pietanze. Sul lato consumer, sono il 38% quelli che lo bevono, per lo più al ristorante o durante i pasti a casa.

CONDIVIDI SU:
articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra

Torna su