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Lunedì 16 aprile 2018 - 11:26

Trattativa Stato-mafia, a Palermo giudici in camera di consiglio

Ultima udienza, la sentenza entro questa settimana
Trattativa Stato-mafia, a Palermo giudici in camera di consiglio

Palermo, 16 apr. (askanews) – Si avvia alla conclusione a Palermo uno dei processi più seguiti e discussi degli ultimi anni, quello sulla trattativa Stato-mafia. Nell’aula bunker del carcere Pagliarelli, la Corte d’Assise presieduta dal giudice Alfredo Montalto ha celebrato l’ultima udienza, nel corso della quale sono state ascoltate le dichiarazioni spontanee dell’ex presidente del Senato Nicola Mancino. Mancino ha ribadito il suo essere sempre stato contro la mafia, come confermato dalla sua “storia umana e politica”.

Poco prima che prendesse la parola Mancino, la Procura ha rinunciato a ulteriori repliche. Poi, alle 10.28, la Corte d’Appello si è ritirata in camera di consiglio. Sebbene non vi sia certezza sulla data in cui la Corte emetterà la sentenza, è probabile che essa arrivi entro questa settimana, forse tra giovedì e venerdì.

Nel processo, iniziato il 27 maggio 2013, in questi 5 anni sono state celebrate oltre 200 udienze ed ascoltati centinaia i testi. Sul banco degli imputati, dopo la morte di Totò Riina lo scorso 17 novembre, sono rimasti i boss mafiosi Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Antonino Cinà; quindi gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno; Massimo Ciancimino, l’ex senatore di FI Marcello Dell’Utri e l’ex ministro Nicola Mancino che deve rispondere di falsa testimonianza. Per Ciancimino, invece, l’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia nei confronti dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Tutti gli altri imputati sono accusati di violenza a Corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato.

Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero dato vita ad un confronto, una trattativa appunto, tra Cosa nostra e parti delle istituzioni. Una strategia atta a porre fine agli attentati e le stragi del biennio 1992-94, e cedere alle richieste da parte della criminalità organizzata.

Per loro i pubblici ministeri Roberto Tartaglia, Vittorio Teresi e i sostituti della Procura nazionale antimafia Nino Di Matteo e Francesco Del Bene, hanno chiesto pene che vanno dai 15 anni di reclusione per il generale Mario Mori, ai 12 anni per il generale Antonio Subranni e il colonnello Giuseppe De Donno. Dodici anni anche per l’ex senatore Marcello Dell’Utri; 6 anni per Mancino. Condanna di 16 anni, invece, è stata chiesta per il boss Bagarella; mentre 12 anni per Cinà. Il non doversi procedere è stato chiesto per Giovanni Brusca; condanna a 5 anni per Ciancimino per l’accusa di calunnia e il non doversi procedere per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, perché prescritto.

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