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Lunedì 16 aprile 2018 - 12:20

Sostenibilità, a Vinitaly le prime 9 cantine certificate Equalitas

Standard che attesta livello sostenibile da cantina a bottiglia
Sostenibilità, a Vinitaly le prime 9 cantine certificate Equalitas

Roma, 16 apr. (askanews) – Sei cantine toscane, due pugliesi e una dalla Lombardia. Sono i primi nove ‘pionieri’ che oggi a Vinitaly hanno ricevuto la certificazione Equalitas, lo standard sulla sostenibilità nato con l’obiettivo di aggregare le imprese del settore vitivinicolo per dare una visione omogenea su questo importante tema e creare un modello unico e condiviso fra i rappresentanti di filiera. Gli attestati sono stati consegnati alla Fiera di Verona, presso la sala conferenze spazio Mipaaf, alla presenza, tra gli altri, del presidente della società Equalitas, Riccardo Ricci Curbastro, in veste anche di numero uno di Federdoc – che partecipa alla compagine sociale insieme a gruppo CSQA-Valoritalia, 3A vino e Gambero Rosso – e di titolare di una delle cantine che hanno ottenuto questa certificazione. Al suo fianco, i rappresentanti delle altre otto aziende riconosciute da Equalitas: Salcheto (Montepulciano); Castello di Albola (Radda in Chianti); Rocca di Montemassi (Roccastrada); Cantina i vini di Maremma (Grosseto); Cantina Pitigliano (Pitigliano); Torrevento (Corato); Cantina Produttori Manduria (Manduria); Podere San Cristoforo (Bagno di Gavorrano).

“Abbiamo organizzato questo incontro oggi al Vinitaly – ha dichiarato Ricci Curbastro – non solo per celebrare le prime nove aziende che hanno raggiunto questo importante traguardo, ma anche per continuare a parlare di un tema, quello della sostenibilità, che attualmente è quanto mai prioritario per il settore. Oggi infatti non c’è competitività senza sostenibilità, perché ormai è uno degli argomenti di vendita sui mercati. Equalitas nasce proprio da questa intuizione, che mette insieme tutte le varie esperienze di successo e i programmi di ricerca scientifica sviluppati in seno al Forum per la Sostenibilità del Vino, organizzato dal Gambero Rosso e Unione Italiana Vini nel 2014, proprio per arrivare a definire uno standard di sostenibilità della vitivinicoltura, dal territorio al prodotto, passando per l’azienda, nel rispetto delle dimensioni economiche, sociali e ambientali. L’Italia in questa sfida non è partita tra i primi, ma è sicuramente arrivata al momento giusto con il migliore e più credibile progetto proprio quando il mercato richiede vini sempre più sostenibili”.

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