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Martedì 13 marzo 2018 - 12:54

Svezzamento troppo precoce, il pediatra: non avere fretta

In Usa per il 40% dei bambini avviene troppo presto
Svezzamento troppo precoce, il pediatra: non avere fretta

Milano, 13 mar. (askanews) – Lo svezzamento è un passaggio importante nella crescita di un bambino che dovrebbe avvenire intorno ai sei mesi di età. Purtroppo sempre più spesso si tende ad anticipare troppo questo momento, compromettendo in qualche modo il corretto sviluppo del bambino. “Lo svezzamento – spiega Giuseppe Di Mauro, pediatra e membro dell’Osservatorio Sanpellegrino – è uno di quelli che genera maggiori perplessità rappresentando una tappa fondamentale per la crescita: è proprio in questo periodo che vanno introdotte tutte quelle corrette abitudini alimentari che indirizzeranno il bambino verso uno stile di vita sano anche da adulto”.

Secondo uno studio americano pubblicato sul Journal of the academy of nutrition and dietetics e condotto su un campione di circa 1.500 bambini statunitensi dai 6 ai 36 mesi, per la maggior parte dei lattanti americani lo svezzamento avviene precocemente. Attraverso l’analisi trasversale dei dati ricavati dalla National Health and Nutrition Survey 2009-2014, lo studio ha sottolineato che il 16,3% comincia prima del compimento del quarto mese, il 38,3% tra 4 e 6 mesi, il 32,5% tra 6 e 7 mesi, mentre il 12,9% inizia lo svezzamento più tardi, dopo i 7 o più mesi di vita. Solo il 32,5% dei bambini incomincia ad assumere alimenti nel momento raccomandato, ovvero intorno ai 6 mesi. Una scelta che ha delle conseguenze, perché introdurre alimenti diversi dal latte prematuramente, può far perdere al bambino la possibilità di assumere alcune sostanze nutritive che sono fondamentali per la crescita. “Anche in Italia ci sono genitori che sottovalutano l’importanza di iniziare lo svezzamento nel momento giusto – continua il dottor Di Mauro – non bisogna quindi avere fretta. Il momento d’oro, per introdurre i cibi solidi è intorno ai 6 mesi di vita”.

Quando invece dare l’acqua al bambino? E quali sono le quantità raccomandate? “Se è allattato al seno, non ha di norma bisogno di altre integrazioni di liquidi a patto che la mamma attacchi il bebè ogni volta che lo desidera. L’allattamento al seno è da preferire, ma se non è possibile e il bambino è nutrito con latte formulato, in mancanza del latte materno sono particolarmente adatte per diluire la polvere, le acque oligominerali, cioè quelle con un basso contenuto di sali. A partire dallo svezzamento, invece, – spiega Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e membro della International Stockholm Water Foundation – è possibile iniziare a offrire acqua al bambino, preferibilmente acque minimamente mineralizzate (residuo fisso inferiore ai 50 mg/L) e oligominerali (residuo fisso tra 50 e 500 mg/L) con contenuto di nitrati pari a 10 mg/L. Trattandosi di una fase delicata della crescita, il fabbisogno d’acqua nell’organismo dei più piccoli è in proporzione sette volte maggiore a quello di un adulto”. Per quanto riguarda le quantità, dopo il sesto mese (fino ai 3 anni) si raccomandano dai 600 ai 900 ml di acqua al giorno, tenendo sempre presente che quantità e la qualità dell’acqua assunta dal bambino dipendono non solo dall’età, ma anche da condizioni di salute, regime alimentare, temperatura e tasso di umidità ambientale. Bisogna inoltre fare attenzione a eventuali campanelli d’allarme che possono indicare che il bambino non è adeguatamente idratato, visto che lui non può dirvelo. “Sonnolenza, mucose secche, avvallamento della fontanella, pannolino troppo frequentemente asciutto – conclude il Dottor Zanasi – sono tutti segnali che il genitore deve tenere costantemente sotto controllo”.

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