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Lunedì 12 marzo 2018 - 20:05

Rai, Slc-Cgil Torino: la non conoscenza della legge ci sconcerta

"Vogliamo lavorare in modo sostenibile e ignitoso"

Torino, 12 mar. (askanews) – “Siamo sconcertati dalla superficialità con cui si tiene conto del lavoro in questo paese. Se mai Rai e Comune di Torino comprendessero che la trattativa è sulle condizioni di lavoro e non sulla retribuzione, lavoratori e sindacato, sarebbero disponibili anche ad uno start up che consideri l’estrema flessibilità; richiesta. Vogliamo lavorare in modo sostenibile e dignitoso”. Così la Rsu Slc gil del Centro Produzione Rai di Torino, a proposito della vertenza sindacale sulla fiction “Il paradiso delle signore”.

“La proposta aziendale, discussa anche col Comune di Torino, aveva visto impegnati i sindacati nel tentativo di trovare una mediazione, un equilibrio tra condizioni di lavoro e acquisizione di una lavorazione importante per il Centro di produzione Rai di Torino. Rai e Comune di Torino, non comprendono come i lavoratori possano non accettare un impegno lavorativo che, per qualche soldo in più, li obbligava per 38 settimane consecutive ad un ritmo di lavoro di 5 giornate a 10 ore, salvo straordinari che nelle precedenti esperienze. come ‘Non uccidere uno e due’,’Romanzo familiare’ e ‘Topi’, si sono regolarmente concretizzati e una ulteriore giornata lavorata, sempre di 10 ore, il sabato, anche questa concretizzatasi nelle precedenti realizzazioni quasi sempre” ha messo in chiaro il sindacato.

“In sintesi Rai e Comune sono stupiti che i lavoratori molti di loro donne, operai, tecnici, non volessero lavorare per 38 settimane (9 mesi) per 60 ore, con un impegno a non andare in ferie nel periodo estivo se non per una settimana di agosto decisa dall’azienda” prosegue al nota della Slc-Cgil.

“In Italia, almeno per il momento, l’orario di lavoro è di 40 ore, estensibile a 48 ore, con dei limiti sia settimanali che annuali di utilizzo di straordinari, che ad esempio sono previsti tassativamente stacchi orari tra un turno e l’altro, periodi di ferie obbligatori. Potremmo affermare che la mancanza di conoscenza dei limiti previsti dalla legge, ci sconcerta” ha messo in chiaro il sindacato.

“Airola, Appendino e Rai, dovrebbero anche sapere che i lavoratori ed il sindacato avevano accettato di partire anche ai ritmi richiesti dalla produzione, chiedendo un’unica garanzia cioè la possibilità, nel mese di settembre, di modificare il modello produttivo, ridurre le ore lavorate aumentando l’organico e creando l’alternanza tra più squadre alla lavorazione. A questo è stato risposto di no. Questo sconcerta veramente, mentre non sconcerta che i lavoratori, nelle prossime 38 settimane, vogliano poter vivere oltre che lavorare! Vogliamo lavorare in modo sostenibile e dignitoso” conclude la nota del sindacato.

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