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Giovedì 15 febbraio 2018 - 07:31

Corridoi umanitari, altri 150 profughi in Italia dalla Libia

L'accordo tra Governo e Cei, l'accoglienza della Caritas
Corridoi umanitari, altri 150 profughi in Italia dalla Libia

Roma, 15 feb. (askanews) – Altri 150 profughi, liberati dalla terribile e ingiusta detenzione in Libia, sono giunti nel nostro paese, a Pratica di Mare, dove ad attenderli c’era Caritas Italiana, insieme al Governo e alle Nazioni Unite.

Nel quadro degli accordi tra Conferenza episcopale italiana e Governo per l’apertura di canali sicuri di ingresso, è la seconda evacuazione umanitaria dal paese nord africano, dopo quella del 22 dicembre scorso. Tanti giovani e bambini hanno potuto assaporare la libertà dopo mesi o anni di torture ed ingiustizie subite lungo le rotte migratorie. L’Italia sta dimostrando al mondo intero che le vie legali e sicure sono possibili e praticabili, soprattutto quando sono il frutto di uno sforzo congiunto tra istituzioni e organismi nazionali e internazionali.

La Caritas Italiana ha chiesto al nostro Ministero degli Esteri l’emissione dei visti di ingresso per queste 150 persone. I visti sono stati prontamente rilasciati così da poter dare il via all’operazione. Un ringraziamento va, dunque, alla Farnesina, al Ministero dell’Interno e all’Unhcr che hanno assicurato il buon esito dell’evacuazione. Il prezioso supporto logistico di Caritas di Roma ed il qualificato lavoro degli operatori delle Caritas diocesane di Aversa, Benevento e Palestrina, hanno permesso a Caritas Italiana di svolgere tutte le attività collegate alle operazioni di sbarco.

Adesso ad attendere questi profughi ci sono i progetti di accoglienza sui territori dove la rete delle Caritas diocesane assicurerà molti posti in accoglienza. Per don Francesco Soddu, direttore della Caritas Italiana, “questa operazione è un ulteriore tassello che si aggiunge al percorso intrapreso dalla Chiesa Italiana nella promozione ed implementazione di vie legali e sicure d’ingresso. Tra 15 giorni arriveranno altre persone dall’Etiopia nell’ambito del programma Corridoi umanitari, a testimoniare, ancora una volta, che solo aprendo canali d’ingresso legali potremo gestire le migrazioni”.

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