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Mercoledì 6 dicembre 2017 - 18:01

Delpini: patto per costruire buon vicinato contro individualismo

Specifica responsabilità Chiesa, ma invitate tutte le religioni
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Milano, 6 dic. (askanews) – Convocare tutte le persone di buona volontà “per mettere mano all’impresa di edificare in tutta la nostra terra quel buon vicinato che rassicura, che rasserena, che rende desiderabile la convivenza dei molti e dei diversi, per cultura, ceto sociale e religione”. È l’obiettivo proposto dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, nel suo primo discorso alla città in occasione della festa di Sant’Ambrogio. L’idea è quella di un “patto di buon vicinato”, tra “tutti coloro che apprezzano la grazia di vivere nello stesso territorio”. Un’alleanza “stipulata non con un documento formale, ma con la coltivazione di una buona intenzione, con la riflessione condivisa sulle buone ragioni, con la vigilanza paziente che contrasta i fattori di disgregazione, di isolamento, di conflittualità”.

L’alleanza, ha proseguito Delpini, “chiama a una specifica responsabilità la Chiesa ambrosiana e le istituzioni pubbliche”, ma anche “le religioni che ormai abitano le nostre terre e intendono portare il loro contributo alla costruzione della Milano del domani si inseriscono con naturalezza in questa alleanza, secondo la tradizione che, grazie a Dio, si è consolidata nella nostra terra”. Si tratta dunque di “una impresa comune di cittadini e istituzioni, di fedeli e pastori della comunità cristiana e delle altre religioni” che chiede a ciascuno di “non vivere la città come servizi da sfruttare o pericoli da temere, ma come vocazione a creare legami”.

Il presupposto di questa iniziativa, ha proseguito l’arcivescovo, è “l’arte del buon vicinato”. La capacità cioè di “contrastare la tendenza individualistica di cui si è ammalata la nostra società”. Una realtà nella quale “l’individualismo egocentrico” trasforma le persone in clienti, i cui “bisogni cercano soddisfazione nei consumi, le sicurezze si identificano con l’accumulo, lo sguardo sul futuro è miope e la responsabilità un fastidio da evitare”. La società è così “esposta al rischio di essere sterile, senza bambini e senza futuro, e le persone isolate, senza famiglia e senza comunità”. Per questo, a suo parere, occorre anche ridefinire lo stato sociale in senso “relazionale, comunitario, generativo e rigenerativo: l’unico capace di sorreggere e di custodire sia la libertà che l’uguaglianza”.

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