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Venerdì 13 ottobre 2017 - 14:40

Clima, ambiente e migrazioni: confronto tra scienza e politica

Ai Lincei convegno Cnr con il presidente del Consiglio Gentiloni
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Roma, 13 ott. (askanews) – “Il fenomeno migratorio è sempre più legato ai cambiamenti climatici. Se non daremo risposte ai cambiamenti climatici (siccità, alluvioni, eventi estremi) i flussi migratori sono destinati ad aumentare”. A dirlo il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni intervenendo al convegno ‘Clima, agricoltura, migrazioni: risultati scientifici e scenari possibili’, organizzato dal Consiglio nazionale delle ricerche con la presidenza del Consiglio dei ministri e svoltosi all’Accademia dei Lincei in preparazione della Giornata mondiale dell’alimentazione organizzata per il prossimo 16 ottobre a Roma dalla Fao, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’agricoltura e l’alimentazione.

Il convegno è stato introdotto dal premier Gentiloni e dal presidente del Cnr Massimo Inguscio e ha visto la partecipazione del presidente dell’Accademia dei Lincei, Alberto Quadrio Curzio, e del direttore generale della Fao, Josè Graziano Da Silva.

Il punto da cui partire, ha detto ancora Gentiloni “è l’accordo di Parigi. Dobbiamo lavorare tutti su questo” e “guai ad abbandonarsi a egoismi e piccoli sovranismi contrapposti perché così non andremmo molto lontano”. Nel suo intervento, il presidente del Consiglio ha insistito anche sul ruolo fondamentale della scienza e della ricerca, per superare pregiudizi e fornire basi solide per le scelte politiche. Scienza e politica che nel convegno hanno trovato una sede di confronto per approfondire i tre temi al centro dell’incontro: clima, agricoltura e migrazioni.

I principali esperti scientifici del settore ed esponenti del mondo politico hanno presentato e discusso, in una tavola rotonda coordinata da Francesco Rutelli, gli impatti dei cambiamenti climatici sugli agro-ecosistemi e le principali strategie di contrasto alle sfavorevoli conseguenze socioeconomiche, con particolare riferimento all’ambiente Mediterraneo. L’evento ha analizzato gli impatti del cambiamento climatico su biodiversità, agricoltura, foreste e sulla capacità di adattamento delle specie animali e vegetali, con particolare riferimento alle specie a rischio estinzione e di particolare rilievo per l’alimentazione e la salvaguardia del territorio, e alle soluzioni offerte dalla scienza per favorire la resilienza, il recupero e la produttività degli agroecosistemi, così da migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali e governare le crisi migratorie. È stato affrontato in particolare il tema della sicurezza alimentare e delle emergenze migratorie che coinvolgono in maniera crescente le popolazioni dell’Africa e della regione mediterranea.

Migrazioni che, ha detto Josè Graziano Da Silva, hanno avuto una crescita record: nel 2015 ci sono stati 64 milioni di rifugiati (il doppio rispetto a 10 anni fa), i migranti internazionali sono stati 244 milioni (+40% rispetto al 2000). Cambiamento climatico e conflitti – ha aggiunto Da Silva – hanno ripercussioni negative anche sulla produzione alimentare. Dopo un decennio di calo, lo scorso anno è aumentato il numero delle persone che soffrono la fame, arrivate a 150 milioni.

“Il rischio desertificazione dei Paesi dell’Unione Europea che si affacciano sul Mediterraneo e sono interessati dai fenomeni migratori (Italia, Spagna e Grecia) è particolarmente preoccupante e richiede urgenti e cospicui interventi, e un grande impegno della ricerca scientifica – ha dichiarato il presidente del Cnr Massimo Inguscio – per il monitoraggio e l’adozione di sistemi di previsione e allarme climatico, per l’adattamento dell’agricoltura ai cambiamenti climatici, per un’azione di restauro del paesaggio rurale e degli ecosistemi forestali, per la salvaguardia delle risorse idriche e, in generale, del capitale naturale”.

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