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Venerdì 6 ottobre 2017 - 17:08

Causato da depressione il 25% delle giornate lavorative perse

Il 10 ottobre Giornata mondiale Oms della salute mentale
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Roma, 6 ott. (askanews) – Il 25% del totale delle giornate di lavoro perse è legato alla depressione, dal 25% al 50% delle persone depresse manifestano un evidente calo di produttività lavorativa. Sono gli ultimi dati che emergono da studi recenti e fatti propri dall’OMS per fare il punto sul tema chiave della giornata mondiale della salute mentale, che si svolgerà il 10 ottobre. Allo stesso modo, anche l’assenza di lavoro ed il precariato sono associati ad un maggior rischio di depressione. Diversi studi attestano anche che alcune situazioni negative in ambito lavorativo abbiano un significativo impatto sulla salute mentale dei lavoratori. Ad esempio risulta come fenomeni di “bullismo” siano frequenti fra persone affette da depressione, e che nel 30% dei casi il bullismo era antecedente all’esordio della depressione, indicando una correlazione con le problematiche relazionali in ambito lavorativo.

“Sono dati che spaventano – spiega il presidente della Società Italiana di Psichiatria, Bernardo Carpiniello, direttore della Clinica Psichiatrica della Azienda Ospedaliero-Universitaria e Professore di Psichiatria all’Università degli Studi di Cagliari – perché il lavoro, che per anni è stato fonte di reddito, di prospettive familiari e di realizzazione di sogni, insomma di felicità, diventa oggi, nelle forme attuali (velocità, reattività, interazione immediata, costante sottoposizione a valutazioni personali) causa di problemi e di patologie mentali. Con costi sociali umani altissimi”. Anche la depressione in senso generale non sembra lasciare scampo a questo tempo e alle nuove generazioni: i dati internazionali e nazionali ci dicono che i disturbi depressivi e d’ansia sono i più comuni e diffusi disturbi mentali. Si stima che nel mondo, oltre 300 milioni di persone soffrano di depressione, e più di 260 milioni manifestino disturbi d’ansia. In Europa soffrono di depressione circa 40 milioni di cittadini, mentre in Italia sono circa 10 milioni coloro che soffrono di disturbi depressivi e/o ansiosi lungo l’arco della loro vita. La proporzione di Italiani che in un anno soffre di sindromi depressive è pari circa il 5% della popolazione adulta, vale a dire più o meno 3 milioni di persone.

“La depressione – spiega Carpiniello – è già oggi la seconda malattia invalidante al mondo e si stima che nel 2030 sarà sul gradino più alto di questo non invidiabile podio, con altissimi costi sociali e un forte impatto economico. Ha un impatto pesantissimo sulla nostra capacità lavorativa e sulla produttività”. Consapevole degli enormi costi individuali della depressione, La Società Italiana di Psichiatria ha recentemente promosso, sotto l’egida della XII Commissione del Senato della Repubblica, una indagine conoscitiva, con l’intento di capire quali possano essere i suggerimenti di indirizzo che il Parlamento può dare al Governo in merito a questo tema, ma anche riportare nel dibattito pubblico un problema che interessa moltissime persone, e che viene spesso misconosciuto. “La SIP – conclude il professore – ritiene fondamentale costituire una vera e propria rete per combattere la depressione, promuovendo validi percorsi diagnostici e terapeutici in collaborazione con la Medicina Generale, la pediatria, la scuola, gli ambienti di lavoro, consapevoli che per avvicinare le persone alle cure occorra combattere la disinformazione e il persistente stigma, che allontana le persone dalle cure necessarie”.

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