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Mercoledì 13 settembre 2017 - 20:39

Noemi uccisa a colpi di pietra, il fidanzato 17enne confessa

Corpo della 16enne ritrovato nel leccese sotto un cumulo di sassi
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Roma, 13 set. (askanews) – Il corpo di Noemi, 16 anni, è stato ritrovato sotto alcune pietre a Castrignano del Capo, nel leccese. A portare i carabinieri sul posto il fidanzato, 17enne, che ha confessato l’omicidio: “Ho preso una pietra e…”. Così si sono chiuse oggi le ricerche della giovane di Specchia, scomparsa da casa il 3 settembre.

È in corso un nuovo interrogatorio del ragazzo di fronte ai pm titolari dell’inchiesta, al termine del quale saranno formalizzate le accuse e disposto il fermo. Un’accusa pesante: omicidio volontario. Sulla base della piena ricostruzione dei fatti, dei sopralluoghi e delle analisi condotte dal Ris, saranno chiarite le circostanze per valutare se sia stato un omicidio d’impeto o meno, ed eventualmente aggravare l’accusa.

La posizione del padre del ragazzo è al vaglio. Fino ad ora l’uomo era iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto per lo svolgimento di una serie di attività tecniche. All’esito degli accertamenti e dell’interrogatorio potrebbe essere formalizzata un’ipotesi di reato, come il favoreggiamento; il padre potrebbe infatti aver aiutato il figlio a nascondere il cadaver o a ripulire alcune tracce, come quelle nella macchina di famiglia.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Specchia e del comando provinciale di Lecce, con l’ausilio dei reparti specializzati del Ris.

La ragazza era scomparsa da casa la mattina del 3 settembre. I genitori hanno denunciato la scomparsa 48 ore dopo, quando la preoccupazione ha prevalso sulla speranza che fosse un allontanamento volontario. La ragazza eran infatti spesso in contrasto con la famiglia, proprio per il rapporto con quel giovane problematico, che i familiari osteggiavano. Già nel primo interrogatorio le ricostruzioni del 17enne non hanno convinto gli investigatori, erano parse incongruenti. Le prime analisi dei dati sulle celle telefoniche e gps hanno poi rivelato i buchi di percorso. Le indagini dei carabinieri hanno anche messo a fuoco un primo importante tassello: una telecamera di un’abitazione di Specchia ha ripreso la mattina del 3 settembre alle 5 l’auto di famiglia del giovane di Alessano, una Fiat 500. All’interno il ragazzo e Noemi. E nell’auto, seppure ripulita, le analisi hanno poi rivelato tracce ematiche da contatto: chi ci è salito sopra forse era sporco di sangue. Gli investigatori hanno messo sempre di più sotto pressione il ragazzo. Quando oggi gli hanno notificato l’atto con cui era indagato per omicidio volontario per condurre una serie di accertamenti irrepetibili, ha capito che non aveva più scampo.

Non ha retto e ha confessato: ha cercato il maresciallo dei carabinieri di Specchia, figura di riferimento nel paese e ha portato gli investigatori sul luogo del delitto.

A Castrignano sul capo, località San Giuseppe, in una campagna vicina alla strada provinciale per Santa Maria di Leuca, sotto un muretto a secco e parzialmente ricoperti da una serie di pietre, i carabinieri hanno trovato i resti di Noemi. E’ stata uccisa subito e il suo corpo è rimasto lì giorni. Il primo esame ha rivelato lesioni dirette al cranio, sarà l’autopsia ad accertare le cause della morte, ma la 16enne è stata uccisa probabilmente a pietrate: “Ho preso una pietra e…” ha detto il ragazzo portando lì gli inquirenti.

L’interrogatorio formale alla presenza del sostituto procuratore dei minori e del procuratore di Lecce, è condotto anche con l’assistenza psicologica. “Se ti fa male non è amore”, così uno degli ultimi post di Noemi sul suo profilo Fb.

Gtu/Int9

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