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Mercoledì 6 settembre 2017 - 20:15

Feltri difende il titolo di “Libero” sulla bimba morta di malaria

"E' fattuale, chi lo critica è in malafede o è cretino"
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Roma, 6 set. (askanews) – Vittorio Feltri, direttore editoriale del quotidiano “Libero” respinge le critiche al suo giornale per il titolo di prima pagina sulla morte per malaria di una bimba italiana di 4 anni. “Il nostro è un titolo fattuale, chi lo critica o è in malafede o è cretino” ha detto Feltri alla “Zanzara”, su Radio 24.

“A parte il fatto che sono direttore editoriale e non rispondo del titolo – ha aggiunto Feltri -. L’ho approvato. Sono d’accordo sulla sostanza perché riflette la realtà. Lo condivido”.

Il titolo contestato, che ha sollevato una polemica sui social media, afferma “Dopo la miseria portano malattie”. Sottotitolo: “Immigrati affetti da morbi letali diffondono infezioni. Basta che una zanzara punga prima un malato e poi uno sano e quest’ultimo muore. Il governo se ne disinteressa e insiste con l’accoglienza”. Criticato anche “Il Tempo” di Roma, che a sua volta ha titolato: “Ecco la malaria degli immigrati” Sul caso si sono espressi il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Nicola Marini, e il presidente e il segretario generale della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso, dichiarando: “I titoli di prima pagina di Libero e de Il Tempo sulla tragica morte per malaria della bimba trentina rievocano certa ‘caccia all’untore’ di manzoniana memoria e non fanno certo onore alla nostra professione di giornalisti”.

“Il ricorso a titoli sensazionalistici e privi di riscontri oggettivi nei confronti di persone straniere – proseguono in vertici di Ordine e sindacato -, oltre a minare la credibilità dell’informazione, viola il testo unico dei doveri del giornalista, in particolare in materia di diffusione di notizie sanitarie, ingenerando nell’opinione pubblica timori infondati”.

Per Marini, Giulietti e Lorusso, inoltre “le generalizzazioni finalizzate ad incitare sentimenti di odio e di risentimento per motivi razziali contrastano, al di là dell’etica e delle regole professionali, con la missione primaria del giornalismo che deve saper costruire la fiducia dei lettori rispettando sempre la verità sostanziale dei fatti e la tutela delle personalità altrui”.

La libertà di espressione ed il rispetto dell’art. 21 della Costituzione, concludono Fnsi e Cnog “non possono essere invocati per far passare messaggi di odio indiscriminato in una supposta interpretazione dei sentimenti dell’opinione pubblica che invece deve poter ricevere un’informazione corretta e scevra da suggestioni infondate”.

Plg

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