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Martedì 18 luglio 2017 - 07:19

Niente sconti per Bossetti: ergastolo anche in appello

Sentenza dopo 15 ore. La difesa: "Perde la giustizia"
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Roma, 18 lug. (askanews) – Condannato all’ergastolo anche in appello. Alla Corte d’Assise d’Appello di Brescia sono servite 15 ore per arrivare a confermare la sentenza del primo grado di giudizio. Il collegio presieduto da Enrico Fischetti è entrato in camera di consiglio alle 9.30 e il verdetto è arrivato a mezzanotte e mezza: Massimo Bossetti, 47 anni, residente a Mapello, sposato con Marita Comi e padre di tre figli, è colpevole.

Fu lui – hanno stabilito giudici e giurati popolari – a sequestrare Yara fuori dalla Polisportiva di Brembate Sopra la sera del 26 novembre 2010, a seviziarla con un coltello e ad abbandonarla nel campo di Chignolo d’Isola. Lasciandola morire lì, nello stesso luogo dove, esattamente tre mesi più tardi, il 26 febbraio 2011, sarebbe stato ritrovato il cadavere. “Oggi ha perso il diritto e ha perso la giustizia”, è stato il commento dell’avvocato Claudio Salvagni. “Non si può dare l’ergastolo a un uomo senza concedergli la perizia genetica”, ha aggiunto il legale, parlando di “violazione del diritto di difesa”. Il Dna, prova ritenuta “grantica” anche dai giudici del processo di primo grado, ha però retto anche al giudizio d’appello. Il profilo genetico “Ignoto 1” – estrapolato dagli indumenti della vittima e attribuito al suo assassino – corrisponde a quello del carpentiere di Mapello. Lo aveva sottolineato nella sua requisitoria il sostituto pg Marco Martani: basta questo, aveva chiarito il magistrato, a dimostrare “con assoluta certezza” che è lui il colpevole. Un dato invece “sbagliato” secondo la difesa, perchè prelevato da un traccia mista che mostra la presenza, accanto a dna nucleare attribuito a Bossetti, anche di dna miticondiriale rimasto senza identità. Da qui la richiesta, non accolta dalla Corte, di riaprire il dibattimento con una perizia genetica. “Quel dna non è mio, non sono io l’assassino, sono vittima del più grave errore giudiziario di questo secolo”, si è difeso Bossetti attraverso dichiarazioni spontanee rese in mattinata in aula prima che la Corte si ritirasse in camera di consiglio. Ha rivolto un pensiero a Yara, “una bambina che amava la vita e che poteva essere mia figlia, neppure un animale meriterebbe una fine tanto crudele”. E una promessa ai figli: “Papà uscirà a testa alta dalla porta principale”. Parole forse servite ad allungare i tempi della sentenza oltre ogni previsione. Non a salvarlo dalla condanna. A Bossetti non resta che sperare nella Cassazione.

Fcz -Cam

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