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Lunedì 17 luglio 2017 - 09:13

Bossetti: Yara è la vera vittima, poteva essere mia figlia

Atteso a Brescia il verdetto della Corte d'assise d'appello
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Brescia , 17 lug. (askanews) – “Il mio primo pensiero va a Yara, unica vera vittima di questa tragedia. Una bambina che amava la vita e che potrebbe essere mia figlia. Neppure un animale meriterebbe una fine tanto crudele”. Lo ha detto Massimo Bossetti, unico imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio, in un passaggio delle dichiarazioni spontanee rese davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Brescia.

“Stanotte non ho chiuso occhio”, ha aggiunto il carpentiere di Mapello, camicia azzurra, jeans e come sempre abbronzatissimo. Tuttavia, ha detto ancora rivolto alla giuria popolare, “sono contento di essere qui davanti a voi, così ho la possibilità di farvi capire che persona sono”.

Per oggi è quindi attesa la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Brescia su Bossetti. La speranza dei suoi difensori, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, è ottenere la riapertura del processo con una nuova perizia sul Dna, prova ritenuta “granitica” dai giudici del processo di primo grado che il 1 luglio 2016 condannarono Bossetti all’ergastolo. La difesa ha insistito molto anche sull’acquisizione di una foto satellitare scattata sul campo di Chignolo d’Isola il 24 gennaio 2011, un mese e tre giorni prima del ritrovamento del cadavere della 13enne di Brembate Sopra scomparsa il 26 novembre 2010. Immagine da cui non emergerebbe la presenza nel campo del corpo di Yara e che perciò, secondo i difensori dell’imputato, basta a demolire la ricostruzione dell’accusa, da sempre convinta che Yara sia morta in quel campo e che il suo corpo sia rimasto lì per i tre mesi compresi tra il giorno del rapimento a quello del ritrovamento.

L’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore generale Marco Martani, ha invece chiesto la conferma della condanna all’ergastolo inflitta a Bossetti nel primo grado di giudizio. Secondo il magistrato, inoltre, il carpentiere va condannato anche a 6 mesi di isolamento diurno per aver calunniato un suo collega, tentando di indirizzare i sospetti degli inquirenti su di lui. L’udienza si aprirà con le dichiarazioni spontanee dell’imputato che si è sempre professato innocente. Ad ascoltarlo, in un’aula gremita di giornalisti e curiosi, ci saranno anche la moglie, Marita Comi, la madre Ester Arzuffi, e la gemella Laura. Dopodiché il collegio presieduto da Enrico Fischetti si ritirerà in camera di consiglio per il verdetto. Una decisione che potrebbe richiedere diverse ore.

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