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Giovedì 12 gennaio 2017 - 17:03

Cuozzo (Aspisec): Paese impreparato contro cyber attacchi

"Priorità a investimenti, formazione e nuovo impianto normativo"
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Roma, 12 gen. (askanews) – “La lezione del caso EyePyramid per il Sistema-Paese è che la sicurezza informatica non è un tema che può essere preso sotto gamba, non può essere una fastidiosa voce di spesa nei bilanci dello Stato o delle aziende, ma soprattutto che l’Italia può più permettersi di avere una scarsa cultura della cyber security, dato che la minaccia è reale e soprattutto devastante”. A dirlo a Cyber Affairs è Gianni Cuozzo, fondatore e ceo della società italiana di intelligence cyber security Aspisec.

“L’Italia – aggiunge l’esperto – deve avere una volta per tutte una strategia ben precisa in ambito cyber. La definizione del Framework nazionale per la cybersecurity è stato un ottimo passo in quella direzione, ma adesso bisogna passare all’attuazione dei suggerimenti contenuti in esso. Bisogna inoltre investire nella formazione di giovani con corsi di laurea specifici ed è di buon auspicio notare che alcune realtà del Paese si muovano in tal senso, come ad esempio il CIS-Sapienza, ma non solo. Invece, prosegue, “il Sistema-Paese nel suo complesso e quindi anche i suoi vertici affrontano questa minaccia con una scarsa preparazione culturale alla sicurezza informatica. Bisogna assolutamente investire di più in formazione anche per le classi dirigenti. La cyber sicurezza non può essere solo una questione privata di un’azienda o di un’entità governativa, al contrario un Paese sicuro dal punto di vista informatico è un Paese in cui tutti i suoi cittadini sono coscienti e preparati per affrontarne i rischi”.

Secondo Cuozzo è inoltre “necessario che nei prossimi mesi il nuovo governo riprenda in mano il progetto di aggiornare il piano nazionale sulla sicurezza informatica e di creare una struttura che coordini la cyber security del Paese. L’argomento è scivolato in secondo piano, ma ci sono scadenze importanti, come l’attuazione della direttiva Nis, e non avere un organismo di riferimento su questo tema inizia a pesare, perché si sta procedendo in ordine sparso”.

Ai decisori politici, rimarca ancora il ceo di Aspisec, “suggerisco di intervenire sulla fiscalità dei fattori produttivi ovvero le tasse sul lavoro; bisogna assolutamente essere competitivi e poter offrire retribuzioni nette più alte rispetto a quelle attuali, perché il mercato della cyber security è prevalentemente un mercato di menti e competenze. Fino a quando avremo retribuzioni nette cosi basse rispetto alla media dei Paesi del G7, assisteremo ad un esodo di talenti verso luoghi più remunerativi, perdendo competenze fondamentali in questo settore e creando un danno economico strutturale difficilmente sanabile”.

Il modello da adottare, evidenzia Cuozzo, “potrebbe essere quello francese, che prevede un censimento delle società che realmente hanno capacità nel settore cyber. Una selezione tramite audit governativo ridurrebbe da un lato il rischio sistemico di incappare in compagnie poco preparate in un settore così delicato e strategico e dall’altro stimolerebbe le persone capaci a fare ancora meglio in un ambiente competitivo ma sano”.

(Fonte: Cyber Affairs)

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