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Martedì 6 dicembre 2016 - 18:01

Discorso di Scola alla città: da Milano parte ripresa dell’Europa

Ue da troppo tempo incapace di agire e pensare in modo efficace
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Milano, 6 dic. (askanews) – Il futuro dell’Europa è un compito affidato ai milanesi e alla loro libertà, come sano connubio tra il reale e l’ideale che caratterizza le terre e la Chiesa Ambrosiane: grazie al contributo della Milano cristiana si più “riedificare una casa comune in grado di rendere l’Europa significativo attore della globalizzazione”. È il messaggio che il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, ha rivolto nel tradizionale discorso alla città e alla Diocesi pronunciato nella Basilica di sant’Ambrogio in occasione della festa del patrono e quest’anno intitolato “Milano e il futuro dell’Europa”.

La domanda da cui Scola è partito “quale Europa vogliamo”: si parte dalla situazione concreta della città metropolitana, anche alla luce delle vicende accadute nell’ultimo anno che nel discorso vengono citate come gli attentati in Belgio e Francia, la Brexit e il “diffondersi di populismo nazionalisti”. L’obiettivo finale è “cogliere il compito e il contributo di Milano e della Lombardia nella costruzione del futuro del Vecchio continente”. La sensazione, nel porsi questa domanda, secondo l’Arcivescovo è quella che “l’Europa si trovi ad affrontare emergenze per le quali non sembra avere sufficiente pensiero nè forza politica”. Citando Romain Rolland, ripreso da Gramsci, Scola ha aggiunto che “non sembra più neppure possibile coniugare il pessimismo dell’intelligenza con l’ottimismo della volontà, visto che l’Europa sembra da troppo tempo incapace di agire – oltre che di pensare – in modo efficace”.

L’Arcivescovo ha parlato di una “vocazione e missione europea di Milano città metropolitana”, definita “capitale atipica” che ha guidato lungo il corso della storia “processi di sviluppo e di innovazione fortemente connessi con le dinamiche delle culture e delle idee europee”. Una città dove si sono sempre intrecciati “radicamento locale e vocazione internazionale”, da cui “si viene adottati, si vedono esaltati i propri talenti”, “cresciuta per il saper fare e l’ingegno dei suoi cittadini, per la capacità di attirare gente libera, gente che spesso aveva fame, gente che aveva voglia di lavorare. Gente solidale, che si mescola, si incontra e coopera”. Tutte caratteristiche che ne fanno uno dei “motori pulsanti” del continente, capace di stupire perchè “rivela forti contraddizioni ma anche inaspettate capacità di rinascita”.

Scola ha citato il dinamismo del dopo Expo senza però dimenticare le tante contraddizioni della città: “dal problema urbanistico e della casa, al degrado di alcune zone periferiche, da una povertà e fenomeni talora vistosi di esclusione, diffusi a macchia di leopardo, all’accoglienza e all’integrazione delle minoranze etniche”. Nel discorso vengono però anche ricordati i punti di forza di Milano: le università, che ospitano tanti studenti stranieri, la capacità di attrarre l’ingegno e investimenti stranieri, il gusto del lavoro, del saper fare, dell’innovazione e dell’intrapresa. Tra i punti di forza della regione è citata “l’acuta sensibilità sociale” e l’aumento dei flussi turistici.

L’azione della Chiesa in città e nell’hinterland, ha sottolineato Scola “continua a cementare uomini e donne delle diverse fasi di immigrazione” soprattutto nelle periferie: un contesto in cui si colloca la “vocazione e missione europea di Milano città metropolitana”. Il compito che Milano si deve assumere, ha precisato, è fondamentale per mettere a frutto il “grande dono della visita di Papa Francesco, venuto quasi dalla fine del mondo anche per ridonare all’Europa l’orizzonte universale della sua missione”.

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