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Giovedì 1 dicembre 2016 - 08:18

‘Ndrangheta, catturato Marcello Pesce (uno dei più pericolosi latitanti)

Operazione dello Sco e della Squadra mobile di Reggio Calabria
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Roma, 1 dic. (askanews) – Il noto boss di ‘Ndrangheta Marcello Pesce è stato catturato a Rosarno dai poliziotti dello Sco e della Squadra Mobile di Reggio Calabria. Pesce era inserito nella lista dei piu pericolosi latitanti. A rendere noto il fatto è stata la Polizia di stato con un post sul proprio profilo twitter.

Marcello Pesce ha 52 anni e nell’ambiente di ‘Ndrangheta è noto come ‘u ballerinu’.

L’anagrafe indica che è nipote del defunto boss Giuseppe Pesce, passato a miglior vita quando aveva 93 anni. Marcello era inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi stilato dal Ministero dell’Interno. Risultava destinatario di diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere per i reati di associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni con l’aggravante di cui all’art. 7 della Legge 203/91, quella che indica fatti di criminalità organizzata.

In una nota della polizia si indica ‘u ballerinu’ come capo indiscusso dell’omonima cosca operante a Rosarno, ritenuta tra le più agguerrite dell’intera ‘Ndrangheta calabrese. Secondo gli investigatori la banda ha precedenti di polizia per associazione mafiosa, omicidio doloso, violazione della legge sugli stupefacenti, inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità ed altro. Il suo nome compare negli atti giudiziari degli anni Novanta, quando alcuni rapporti di polizia evidenziavano la sua appartenenza alla criminalità organizzata di Rosarno capeggiata dal defunto boss di Rosarno, Giuseppe Pesce.

Marcello Pesce, catturato oggi a Rosarno, nel 2010, era sfuggito ad una ordinanza emessa nell’ambito dell’ampia operazione di polizia giudiziaria denominata convenzionalmente “All Inside”. Al termine del relativo processo di primo grado – si aggiunge – Marcello Pesce è stato condannato alla pena di 15 anni e 6 mesi di reclusione poiché riconosciuto colpevole dei delitti di associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni (autovetture). Questo verdetto è stato riformato in appello con una nuova condanna alla pena di 16 anni e 2 mesi di reclusione, non definitiva.

Nel 2015, in considerazione dei possibili appoggi di cui egli poteva giovarsi in territorio estero, le ricerche sono state estese anche in ambito comunitario in data 10 febbraio 2015, attraverso l’emissione del ‘Mandato di Arresto Europeo’ da parte della Corte di Appello di Reggio Calabria. Nel passato, in data 2 febbraio 1989, Marcello Pesce è stato destinatario del mandato di cattura nr. 17/89, emesso dall’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palmi per associazione mafiosa.

Il 7 giugno 1990 è stato sottoposto alla Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza per 2 anni, con divieto di soggiorno in Calabria, Basilicata e Puglia. Nel dicembre del 1991 è stato raggiunto da un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere in quanto ritenuto appartenente ad un’associazione mafiosa.

In seguito è stato rinviato a giudizio nell’ambito del procedimento penale avviato dalla Dda di Reggio Calabria per associazione mafiosa e violazione della Legge sugli stupefacenti.

Per tali reati verrà assolto ai sensi dell’art. 530, comma 2 c.p.p..

Eguale assoluzione interveniva anche al termine di un processo per rapina e detenzione armi, avviato a suo carico nell’ambito di altro procedimento penale. Il 19 febbraio 2002 veniva tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Gatto Persiano” per avere, in concorso con persone ignote, promosso, organizzato e diretto un’associazione di tipo mafioso denominata localmente ‘ndrangheta e, più precisamente, cosca Pesce, operante in federazione con la cosca Albano, che stava nella zona di San Ferdinando e con altre associazioni mafiose.

Red/Sav/Int9

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