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Martedì 18 ottobre 2016 - 14:45

Omicidio Cutuli, imputato: non sono io che ho ucciso

Udienza in tribunale a Roma con collegamento in videoconferenza

Roma, 18 ott. (askanews) – “Non sono io quello, Mar Jan. Nel posto dove stavo c’erano tanti terroristi. Mar Jan era il loro capo. Non sono io quello. I documenti non valgono”. Ha detto così, in collegamento in videoconferenza da un carcere in Afghanistan, l’uomo che secondo la giustizia del suo Paese è Zar Jan figlio di Habib Khan; imputato con Mamur figlio di Golfeiz in un processo per l’omicidio dell’inviata del Corriere della Sera, Maria Grazia Cutuli, avvenuto il 19 novembre 2001. I due imputati sono stati già condannati. In Italia sono sotto processo per le accuse di concorso in rapina (per essersi impossessati, insieme con altri ancora non identificati, di una radio, un computer e una macchina fotografica appartenuti alla Cutuli) e di concorso in omicidio.

I due entrambi di etnia Pashtun vengono indicati come “figlio di” perché in Afghanistan non esiste un’anagrafe ufficiale. Il direttore dell’ufficio antiterrorismo della polizia di prevenzione, Lamberto Giannini, ha aggiunto nel corso della sua testimonianza che “talebani pagati dai servizi segreti pakistani terrorizzavano gli occidentali per dimostrare al mondo che la coalizione militare straniera non aveva affatto acquisito il controllo dell’Afghanistan e di Kabul, in particolare. E l’omicidio di Maria Grazia Cutuli, assassinata assieme a tre reporter, andava inserito in questa politica di terrore”. E’ questa la versione fornita all’Italia dalle autorità di Kabul. L’acquisizione di un reportage di giornalisti delle Filippine permise un passo avanti.(Segue)

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