Header Top
Logo
Sabato 23 Settembre 2017

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Cronaca
  • Cyber security, Mayer: Molte sfide per Piacentini

colonna Sinistra
Venerdì 14 ottobre 2016 - 16:08

Cyber security, Mayer: Molte sfide per Piacentini

Il docente: In Italia pesa perdurante assenza politica pubblica
20161014_160812_4C8E8752

Roma, 14 ott. (askanews) – “Il 29 settembre scorso il governo Renzi ha nominato Diego Piacentini (già numero due di Amazon) Commissario straordinario per il digitale. Gli obiettivi politici annunciati da Piacentini dopo la nomina sono ambiziosi e condivisibili: “rendere più semplice la vita ai cittadini [?] Far sì che la macchina dello Stato sia in grado di usare le tecnologie come accade in Gran Bretagna e negli Stati Uniti”. È quanto si legge in un’analisi di Marco Mayer, direttore del master in Intelligence e sicurezza alla Link Campus University e docente di Conflict e peace building alla Luiss, pubblicata sul sito Formiche.net diretto da Michele Arnese.

Tuttavia, sono molte “le sfide” che lo attendono”. In Italia, commenta, “la perdurante assenza di una politica pubblica digitale (cyber public policy) sta producendo danni gravissimi nel breve e nel medio periodo. Il Paese, da un lato, rischia di subire tutte le conseguenze negative prodotte dai processi di digitalizzazione (soprattutto in termini di disoccupazione dei lavoratori con qualifiche di livello medio-basso). Dall’altro, corre il rischio di perdere la più rilevante opportunità di crescita di questo decennio (posti di lavoro qualificati in tutti i settori industriali e nei servizi, ricerca universitaria e privata, produzione di know how, imprese innovative e startup)”.

“La situazione – scrive Mayer – è grave anche sul piano della sicurezza, dal momento che l’appropriazione indebita di brevetti, ricerche, prototipi, ecc. è cresciuta a livello esponenziale mettendo a repentaglio il patrimonio strategico-militare, industriale, tecnologico e scientifico italiano. La proprietà intellettuale del Paese è quotidianamente soggetta a una minaccia silente, ma a differenza di altri Paesi, tra i cittadini e in vasti segmenti del mondo imprenditoriale, la sensibilità per la cyber security awareness resta tuttora molto scarsa”.

Crescita e sicurezza, prosegue il docente “sono in realtà due facce della stessa medaglia, in quanto una strategia digitale competitiva e orientata allo sviluppo non può non comprendere una dimensione security caratterizzata dai più elevati standard internazionali. La cyber security è innanzitutto un’attività preventiva e pertanto dovrebbe essere ‘embedded’ nei processi, nelle reti e in tutti i dispositivi”.

In Italia, dice ancora Mayer, “sul piano della politics la molteplicità delle autorità politiche e tecniche deputate (ministro dello Sviluppo economico, ministro della Funzione pubblica, Interni, Difesa, altri ministeri, regioni, Asl, Agid, altre agenzie, grandi comuni, ecc.) è in palese contrasto con la natura stessa della rivoluzione digitale. Per essere efficace tale rivoluzione richiede, infatti, la rottura dei compartimenti stagni e delle isole di potere (e delle relative gerarchie organizzative micro-settoriali)”.

Sarebbe necessaria, pertanto, “una visione trasversale e unitaria che consenta di agire con velocità, con una catena di comando chiara e secondo una logica net-centrica coerente con una visione a lungo termine dell’intero sistema Paese. Non vi è alcun dubbio che la politica digitale dell’Italia debba coinvolgere il governo nel suo insieme e pertanto dipendere direttamente dalla responsabilità politica del Presidente del Consiglio ed, eventualmente, per delega da un suo Sottosegretario. Nel mondo cyber e nella realtà tecnologica contemporanea e futura non c’è spazio per l’Italia dei dicasteri, per l’Italia degli orticelli, per l’Italia delle parrocchie e dei mille campanili”.

In questa logica, rileva Mayer, “l’autorità politica dovrà dotarsi di uno strumento in grado di attuare e concretizzare le priorità dell’agenda politica. Sotto questo profilo la Presidenza del consiglio dovrebbe creare un nuovo ufficio o un nuovo dipartimento dedicato alla strategia ed alla politica digitale (cyber public policy), dotato di competenze adeguate sotto il profilo tecnico e di poteri effettivi sull’intera macchina centrale e periferica della Pa”.

Questa struttura, conclude il docente, “non dovrebbe tuttavia rappresentare, come spesso è accaduto in Italia, un livello burocratico aggiuntivo teso a verificare adempimenti procedurali in chiave giuridico-legale. Se tale dovesse essere il rischio, sarebbe meglio abbandonare del tutto il progetto di una sua costituzione. Al contrario, si tratterebbe di realizzare una struttura capace di dare input strategici ed operativi e che risulti effettivamente competitiva a livello internazionale, in linea con gli altri Paesi industrializzati (non solo le grandi potenze, ma anche il Regno Unito, la Germania e la Francia, per non parlare di piccoli Paesi come Israele e l’Estonia dove i processi di digitalizzazione – cyber security compresa – costituiscono un rilevante fattore di crescita economica)”.

(Fonte: Cyber Affairs)

CONDIVIDI SU:





articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra
[an error occurred while processing this directive]
Torna su