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Giovedì 30 giugno 2016 - 19:55

Perché domani Bossetti rischia l’ergastolo per la morte di Yara

Il caso, spiegato
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Milano, 30 giu. (askanews) – E’ arrivata alla conclusione la lunga maratona di 44 udienze del processo in corso alla Corte d’Assise di Bergamo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate di Sopra trovata morta, a tre mesi dalla sua scomparsa, in un campo di Chignolo d’Isola, in provincia di Bergamo. Unico imputato, per il quale la pm Letizia Ruggeri ha chiesto l’ergastolo, è Massimo Bossetti, 45 anni, accusato di omicidio pluriaggravato e a cui appartengono – secondo l’accusa – alcune tracce di Dna ritrovate sugli indumenti della vittima.Domani Bossetti, che ha continuato a dichiararsi innocente, farà davanti alla Corte la sua ultima autodifesa prima della Camera di Consiglio e del pronunciamento dei giurati, atteso in giornata.
LA SCOMPARSA. Yara Gambirasio, tredicenne, scompare nel tardopomeriggio del 26 novembre 2010. Alle 18.44 la ragazzina lasciala palestra del Centro sportivo del comune della bergamasca, doveseguiva un corso di ginnastica ritmica. I genitori l’aspettano acasa, a meno di un chilometro di distanza. Ma non vi arriveràmai. Pochi minuti dopo, alle 18.47, il suo telefono portatilerisulta agganciato alla cella di Mapello, a tre chilometri daBrembate. Poi il segnale scompare. I genitori di Yara denuncianola sera stessa la scomparsa della figlia. Forze dell’ordine evolontari battono dall’indomani la campagna circostante, persettimane, senza successo.
IL PRIMO SOSPETTATO. Dieci giorni dopo la scomparsa vienefermato, il 5 dicembre, l’operaio marocchino Mohammed Fikri, abordo di una nave diretta a Tangeri. L’uomo, in seguitoscagionato, era stato individuato sulla base di unaintercettazione ambientale, la cui traduzione è risultata poierrata.
IL RITROVAMENTO. Il corpo martoriato di Yara Gambirasio vieneritrovato il 26 febbraio 2011. Ad imbattersi casualmente sulcadavere della giovane donna, colpito da diverse coltellate, unappassionato di aeromodellismo che si era inoltrato in un campoincolto di Chignolo d’Isola, a circa 10 chilometri da Brembate diSopra, per recuperare il suo modellino. L’autopsia stabilirà inseguito che sulla donna non fu compiuta nessuna violenza sessualema che morì per le sevizie a cui fu sottoposta (diversecoltellate e alcuni colpi di spranga) e anche per il freddo. Ifunerali, a cui parteciparono migliaia di persone, si svolgono il28 maggio. Sono officiati dal vescovo di Bergamo Francesco Beschie viene letto un messaggio del presidente della Repubblica.
LE RICERCHE. Dal giorno del ritrovamento, gli inquirenticoncentrano le loro ricerche attorno a Chignolo d’Isola e agliesami per identificare il Dna dell’assassino. Materiale geneticoche verrà ritrovato sugli slip e sui leggins della vittima. Vienecosì battezzato il profilo di ‘Ignoto 1’, individuato comel’esecutore del delitto. Gli inquirenti sottopongono a test delDna migliaia di persone, per dare un nome a questo ‘Ignoto 1’.
IL DNAIl Dna è stato ‘il faro’ seguìto dagli inquirenti per le indaginisull’omicidio di Yara Gambirasio ed è ‘la prova regina’ che,secondo la Procura, incastra Massimo Bossetti.
Sugli indumenti di Yara, gliinvestigatori trovano una traccia di sangue non compatibile conquella della ragazzina. Fu indicata come ‘Ignoto 1’, ed associataal probabile assassino o a un suo complice. Ed è da questomomento che partono gli accertamenti, attraverso uno screeningdel Dna dei frequentatori della palestra, dei lavoratori dellazona di Mapello e dei frequentatori di una discoteca non distantedal luogo dove era stato ritrovato il cadavere. Viene cosìtrovato un legame genetico tra il Dna di un uomo, DamianoGuerinoni, e ‘Ignoto 1’. E vengono quindi sottoposti a test delDna tutti i suoi familiari. Gli esami portano all’identificazionedi un Dna con una maggiore compatibilità genetica con Ignoto 1appartenente a tre cugini di Guerinoni (tra di loro fratelli).Per completare il quadro e identificare ‘Ignoto 1’ occorre il Dnadel padre dei tre fratelli, Giuseppe, morto nel 1999. La suaesumazione viene disposta dopo un primo test su saliva prelavatadal retro di una marca da bollo sulla patente dell’uomo e gliesami stabiliscono che al 99,99999987%, quindi con la praticacertezza, che ‘Ignoto 1’ è suo figlio, avuto però con una donnadiversa dalla moglie. L’indagine si concentra quindi sullaricerca della madre biologica di ‘Ignoto 1’. Questo nuovocomplesso filone, con centinaia di test sulle donne che potevaaver frequentato Giuseppe Guerinoni durante gli anni del suolavoro di autista d’autobus tra paesi della provincia di Bergamo,porta all’individuazione, da parte dei Ris dei Carabinieri, diuna donna di nome Ester Arzuffi avente un Dna compatibile conquello della madre di Ignoto 1. Ester, che era sposata conGiovanni Bossetti, scoprì di essere incinta di due gemelli,maschio e una femmina. Secondo la ricostruzione degliinvestigatori, basata sulle evidenze del Dna, ‘Ignoto 1’ è quindiMassimo Giuseppe Bossetti.
L’ARRESTO DI MASSIMO BOSSETTIDopo un paio di giorni sotto sorveglianza e dopo aver raccolto ilsuo Dna con un pretesto, presso un posto di blocco 16 giugno2014, Bossetti, muratore incensurato di 44 anni, viene arrestatonel cantiere dove sta lavorando.
IL PROCESSOChiuse le indagini, il 28 febbraio 2015, per Bossetti vienechiesto il rinvio a giudizio. Il 3 luglio inizia il processo, acui la presidente della Corte Antonella Bertoja consentel’accesso a pubblico e giornalisti ma senza telecamere,fotocamere e registratori. Le udienze si susseguono tra lepolemiche tra le parti e le divisioni tra innocentisti ecolpevolisti, con la Corte costretta a richiamare più volte, e inun paio di casi ad espellere dall’aula, alcuni presenti, tra cuidue giornalisti, per i brusii di sottofondo in alcuni passaggichiave del dibattimento. Bossetti, intervenuto raramente perdichiarazioni spontanee, è accusato anche di calunnia (penarichiesta di 5 anni e 4 mesi) nei confronti di un suo ex collegadi lavoro, nei confronti del quale avrebbe cercato di indirizzarei sospetti. Il pm Letizia Ruggeri ha chiesto per l’imputato lacondanna all’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno, mentre leparti civili un risarcimento totale pari a tre milioni e 249 mila230 euro. Gli avvocati della Difesa hanno invece chiestol’assoluzione.
LA TESI DELL’ACCUSA – Secondo l’accusa, oltre alla ‘prova regina’del Dna, Bossetti è colpevole del delitto perché incastrato anchedalla circostanza del passaggio del suo furgone – riconosciutosecondo la Procura dalle immagini registrate dalle telecamere disorveglianza, davanti alla palestra di Yara proprio nei minutiprecedenti la sparizione e per altri ‘corollari’. Per esempio, lericerche a sfondo sessuale di adolescenti, effettuate suInternet, la compatibilità di alcune fibre ritrovatesull’autocarro di Bossetti, il riconoscimento di Bossetti in unparcheggio con Yara fatta da una teste.
Per l’accusa, Bossetti avrebbe agito ‘con crudeltà’, ‘ha volutoprovocare sofferenze’ e ‘arrecare particolare dolore’. Il pm haaffermato che Bossetti ‘non ha fornito alternative valide chepossano supportare una sua estraneità all’omicidio’ e che èsolito ‘raccontare fandonie, bugie anche ben strutturate’. Non cisono dubbi, ha detto, che si tratti di un ‘omicidio doloso’:Bossetti ha ‘infierito sulla ragazza provocando le ferite nonidonee a cagionare la morte’ ma ‘la volontarietà risulta dalcompendio delle lesioni e dell’abbandono sul campo’ dove ‘la fineera certa’.
La ricostruzione ‘più probabile’ dell’omicidio di YaraGambirasio è che Massimo Bossetti ‘l’abbia incontrata per caso,che l’abbia in qualche convinta in qualche modo a salire sul suomezzo’ e quel che è successo dopo ‘è solo immaginazione’.
Ed è proprio attorno al Dna che si sono consumate, indibattimento, le battaglie più dure tra la pubblica accusa e ilcollegio di difesa dell’imputato. La pm ha citato due sentenzedella Cassazione secondo cui il Dna costituisce ‘un elemento diprova e non di mero indizio’ perché la possibilità che appartengaa due persone distinte è ‘infinitesimale’. In particolare,nell’esame del Dna di Ignoto 1 effettuato con 23 marcatori, c’èsoltanto una possibilità su 3.700 miliardi di miliardi dimiliardi che possa appartenere ad due soggetti diversi, quindic’è la pratica certezza che sia ‘identificativo’. Dna, hasottolineato, ritrovato ‘su un indumento molto intimo e moltopoco accessibile’. Altro punto cardine del ragionamentodel p è stato il fatto che si sia arrivati a Massimo Bossetti dalDna di una persona ignota ‘di cui non sapevamo niente’ dimostrache non si voleva trovare ‘a tutti i costi’ il colpevoledell’omicidio di Yara Gambirasio.’La bontà di questo percorso scientifico’, ha osservato il pm, èdata dal fatto che si arriva a un match che porta a una personanata e cresciuta in questa zona, che lavora nel campodell’edilizia (come indica la polvere di calce trovata negliindumenti della vittima), nata a Clusone, residente a Brembate eche svolgeva lavori in quelle zone.
LA DIFESA. ‘Tecnicamente questo processo non ha dimostrato nulla’e nel procedimento ‘sono di più le anomalie dei marcatori’ delDna e che ‘non ha fugato i dubbi, anzi, li ha alimentati’. Pergli avvocati della difesa Paolo Camporini e Claudio Salvagni,inoltre, il fatto che non sia stato possibile risalire al fluido(sangue, liquido seminale o saliva) che ha generato la tracciadel Dna di Ignoto 1, inficerebbe la validità del dato ottenuto.Soprattutto, i mancati riscontri sul Dna mitocondriale ‘lascianoforti dubbi e interrogativi non risolti’. Tanto da arrivare adire, nell’arringa finale, che ‘questo processo è fondato sulnulla’. Per Salvagni le accuse emerse durante processo in corsoalla Corte d’Appello di Bergamo sono basate ‘su ricostruzioni chenon hanno riscontro sulle carte, e il dibattito non è stato ingrado di dare una ricostruzione attendibile’. ‘Si tratta – haaggiunto prima di entrare nei particolari – di un processo delleeccezioni e tutto ciò che non torna è stato definito un’anomalia.Ma per condannare bisogna avere delle certezze, non dellecongetture’. Riguardo allo spinoso tema del Dna, ‘Come primocompito in questo caso ci siamo rivolti a un genetista e ad altriconsulenti: tutti ci hanno detto che c’era qualcosa che nontornava. Abbiamo però assistito a un massacro nei confronti deinostri collaboratori che nel migliore dei casi sono statidefiniti inesperti’.
Sul Dna, considerato la ‘prova regina’ da parte dell’accusa, ladifesa ha lamentato di ‘non ha mai potuto interloquire’ e ‘sullavoro fatto da altri non può esserci chiesto un atto di fede’.Un processo ‘ricco di suggestioni, un processo mediatico’, haosservato Salvagni, ma del quale ‘non abbiamo certezza di niente:non sappiamo come è morta Yara’, né con quali armi sia statacolpita. ‘Questo processo ha parlato di tutto’, ha affermatol’avvocato difensore ‘ma non di cosa è davvero successo’.Salvagni si è addentrato, punto per punto, nei punti consideratideboli o contraddittori delle indagini, a partire dagli elementiraccolti attorno al ritrovamento del cadavere: la presenza difili e fibre nelle ferite, secondo i legali di Bossetti, nonspiegata dall’impianto accusatorio. Così come i presunti erroridei periti, tra cui la presenza rilevata di ossido di calcio neipolmoni; o l’ipotizzato ‘rimaneggiamento’ del cadavere e dellasua ‘contaminazione’ durante i rilevamenti. ‘Tutto ciò che nontorna diventa un’anomalia, non viene giustificato’, ha dettoSalvagni, che ha aggiunto: ‘Ci sono cose che vengono spacciatecome certezze e che invece vengono smentite. Ma noi pretendiamocertezze, qui c’è in ballo la vita di un uomo’.
Mda/Int2

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