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Domenica 26 giugno 2016 - 18:59

## Papa incoraggia Armenia: memoria del passato e pace nel futuro

Da Turchia critiche del vicepremier per il termine "genocidio"
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Roma, 26 giu. (askanews) – Il Papa ha reso omaggio all’Armenia,il primo paese cristiano della storia che Francesco ha visitatoda venerdì a oggi, ricordando il passato doloroso del genocidiodel 1915 e auspicando un futuro di pace e riconciliazione con ipaesi vicini, a partire dalla Turchia – che ha criticato, perbocca del vicepremier, il rinnovato uso del termine ‘genocidio’da parte del Pontefice – e per tutto il Caucaso e il MedioOriente.

‘La vostra storia e le vicende del vostro amato popolo suscitanoin me ammirazione e dolore’, aveva detto il Papa nelvideo-messaggio inviato agli armeni alla vigilia del viaggio,aggiungendo: ‘Ai ricordi dolorosi non permettiamo di impadronirsidel nostro cuore; anche di fronte ai ripetuti assalti del male,non arrendiamoci. Facciamo piuttosto come Noè, che dopo ildiluvio non si stancò di guardare verso il cielo e di liberarepiù volte la colomba, finché una volta essa ritornò a lui,portando una tenera foglia di ulivo: era il segno che la vitapoteva riprendere e la speranza doveva risorgere’.

E Papa Francesco ha concluso la sua visita, questo pomeriggio almonastero di Khor Virap, liberando due colombe, simbolo di pace,insieme al Catholicos armeno Karekin II, in direzione del monteArarat, il luogo dove secondo la Bibbia si arenò l’arca di Noè,oggi in territorio turco.

Il difficile rapporto tra Armenia e Turchia ha fatto da sfondo alviaggio papale. Non è la prima volta. Già l’anno scorso, il 12aprile 2015, il Papa aveva presieduto a San Pietro una cerimonianel centenario del ‘Metz Yeghern’, il grande male, losradicamento degli armeni dall’impero ottomano nel 1915 per manodei Giovani turchi, e, citando la dichiarazione comune firmata aEtchmiadzin nel 2001 da Giovanni Paolo II e Karekin II, parlò del’primo genocidio del XX secolo’. La Turchia richiamòl’ambasciatore Mehmet Pacaci, tornato a Roma solo dieci mesidopo. Solo dopo che a febbraio scorso il Vaticano ha diramato unanota nella quale si esprimeva apprezzamento per ‘il rinnovatoimpegno della Turchia a rendere i propri archivi disponibili aglistorici e ai ricercatori’ relativamente al ‘dolore’ e alle’sofferenze’ sostenute, ‘indipendentemente dalla propria identitàreligiosa o etnica’, ‘da tutte le parti coinvolte in guerre econflitti, inclusi i tragici eventi del 1915’.

In Armenia, il Papa non ha solo visitato, come già Karol Wojtylanel 2001, il memoriale del genocidio di Tzitzernakaberd, ierimattina. Non ha solo firmato una dichiarazione congiunta con ilCatholicos ortodosso nella quale si fa riferimento alla condannadel genocidio contenuta nella dichiarazione firmata a suo tempoda Giovanni Paolo II poi citata Jorge Mario Bergoglio nel 2015.Ma ha anche ripetuto, venerdì incontrando le autorità civili delpaese, la parola genocidio. ‘Quella tragedia… quel genocidioinaugurò purtroppo il triste elenco delle immani catastrofi delsecolo scorso…’.

La reazione di Ankara non si è affatta attendere, affidata, purforte nei toni, alle seconde file del governo di Recep TayyipErdogan. Le dichiarazioni del Papa sono ‘molto spiacevoli’, hadetto il vicepremier Nurettin Canlikli nel corso di unaconferenza stampa. ‘Possiamo ravvisare tutti i segni e i riflessidella mentalità dei crociati nelle azioni del Papa’, ha aggiunto.’Non è una dichiarazione obiettiva che corrisponda alla realtà’.La Turchia accetta che molti cristiani armeni che vivevanonell’impero ottomano furono uccisi nel corso della prima guerramondiale ma contestano sia i numeri sia il fatto che si siatrattato di un genocidio orchestrato sistematicamente, econtesta, conseguentemente, chi, come di recente il Bundestag ol’anno scorso il Papa, ne parla. Interpellato dai giornalisti, adogni modo, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, harespinto le accuse del vicepremier turco: il Papa, ha detto, nonsta facendo crociate, nessuna parola espressa da Francescodurante il suo viaggio in Armenia ha mostrato alcuna ostilitàverso la Turchia, piuttosto i suoi discorsi sono stati infusi diinviti all’Armenia e alla Turchia a costruire ponti di pace e diriconciliazione.

Il Papa ha a cuore il tema del genocidio degli armeni. Lo avevagià denunciato, chiamandolo così, quando era arcivescovo diBuenos Aires. Amante del franco parlare, ha pronunciatonuovamente la parola controversa da Papa, ad aprile del 2015, purimmaginando che ci sarebbe stata una reazione critica di Ankara.Lo ha fatto nuovamente ora, in Turchia, nonostante il termine nonfosse presente nel discorso preparato. E dopo che il presidentearmeno, Serzh Sargsyan, al palazzo presidenziale di Yerevan avevaintrodotto così il discorso papale: ‘Noi non cerchiamo colpevoli.Noi diffondiamo accuse. Vogliamo semplicemente che le cose sianochiamate con il loro nome, il che consentirà due popoliconfinanti di muoversi verso una vera riconciliazione e un comunefuturo prospero, riconoscendo il passato e abbracciando ilperdono e una coscienza pulita’.

La scelta di Jorge Mario Bergoglio è stato meno impulsivo diquanto possa sembrare. Francesco ha voluto circoscrivere losterminio degli armeni del 1915 al tragico prevalere delleideologie totalitarie di quel frangente storico. ‘Quellatragedia, quel genocidio – ha affermato – inaugurò purtroppo iltriste elenco delle immani catastrofi del secolo scorso, resepossibili da aberranti motivazioni razziali, ideologiche oreligiose, che ottenebrarono la mente dei carnefici fino al puntodi prefiggersi l’intento di annientare interi popoli’. Se unacolpevole il Papa ha indicato, peraltro, non è tanto l’imperoottomano, quanto, implicitamente, gli Stati Uniti e il RegnoUnito: ‘E’ tanto triste che – sia in questo come negli altri due(Shoah e purhge staliniane, ndr.) – le grandi potenze guardavanoda un’altra parte’. Pochi giorni prima di partire per l’Armenia,peraltro, il Papa aveva preso nettamente le distanze dallatendenza, diffusa in certi ambienti cattolici sempre pronti asoffiare sul supposto scontro di civiltà tra cristianesimo eislam, di usare questo stesso termine, genocidio, anche perdescrivere l’attuale persecuzione dei cristiani in Medio Oriente:’A me – aveva detto parlando con i ragazzi di Villa Nazareth -non piace, e voglio dirlo chiaramente, a me non piace quando siparla di un genocidio dei cristiani, per esempio nel MedioOriente: questo è un riduzionismo, è un riduzionismo. La verità èuna persecuzione che porta i cristiani alla fedeltà, allacoerenza nella propria fede. Non facciamo un riduzionismosociologico di quello che è un mistero della fede: il martirio’.Il viaggio del Papa in Armenia, inoltre, era stato preceduto daun piccolo evento che, in linguaggio diplomatico, ha puntellatole relazioni con Ankara. L’ambasciata turca presso la Santa Sedeha commemorato al palazzo della Cancelleria, zonaextraterritoriale della Santa Sede in Italia, il ‘martirio’dell’ambasciatore Taha Carim, ucciso a Roma nel 1977 daterroristi armeni.

La Santa Sede, ha detto in un briefing in Vaticano monsignorAntranig Ayvazian, capo della eparchia cattolico-armena diQamishli intervenuto al briefing, ‘ha una presenza universale edeve essere neutrale verso tutte le popolazioni, anche che sononemiche tra di loro, così potrà essere portatrice di pace e diconvivenza tra i popoli, che è la sua missione’. E ieri sera, aduna veglia per la pace a Yerevan, Francesco ha invocato che Dio’conceda che si riprenda il cammino di riconciliazione tra ilpopolo armeno e quello turco, e la pace sorga anche nel NagornoKarabakh’, contesto tra Armenia e Azerbaigian. Concetti nondissimili da quelli esposti dal Papa quando, di ritorno dalviaggio in Turchia, nel 2014, spiegò, in merito al genocidioarmeno: ‘Il governo turco ha fatto un gesto, l’anno scorso:l’allora primo ministro Erdogan ha scritto una lettera nella datadi questa ricorrenza; una lettera che alcuni hanno giudicatotroppo debole, ma è stata – a mio giudizio – grande o piccolo,non so, un tendere la mano. E questo è sempre positivo. Io possoallungare la mano così o posso allungare la mano così, aspettandocosa mi dice l’altro per non mettermi in imbarazzo. E questo èpositivo, quello che ha fatto l’allora primo ministro. Una cosache a me sta molto a cuore è la frontiera turco-armena: se sipotesse aprire, quella frontiera, sarebbe una cosa bella! So checi sono problemi geopolitici nella zona, che non facilitanol’apertura di quella frontiera. Ma dobbiamo pregare per lariconciliazione dei popoli. So anche che c’è buona volontà daambedue le parti – così credo – e dobbiamo aiutare perché chequesto si faccia’. E ora, nel corso del viaggio in Armenia, almemoriale del genocidio il Papa ha lasciato un messaggio al librodegli ospiti: ‘Qui prego, col dolore nel cuore, perché mai più visiano tragedie come questa, perché l’umanità non dimentichi esappia vincere con il bene il male; Dio conceda all’amato popoloarmeno e al mondo intero pace e consolazione’, ha scritto. E poi,di suo pugno, ha aggiunto: ‘Dio custodisca la memoria del popoloarmeno. La memoria non va annacquata né dimenticata; la memoria èfonte di pace e di futuro’.

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